The Cure

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The Cure

Ipnotici, psichedelici, visionari e tormentati, The Cure sono una delle più longeve, creative e acclamate band di tutta la storia del rock: definiti di volta in volta dark, new wave, goth e ancora semplicemente rock o punk, i Cure cavalcano l'immaginario pop da oltre trent'anni, da quel 1978 in cui pubblicarono per la Small Wonder un singolo destinato a tormentare la loro esistenza per tutta la vita. "Killing An Arab", ispirata da "Lo Straniero" di Albert Camus è l'emblema genetico della mente creativa del leader indiscusso della band, Robert Smith: nonostante i riferimenti a uno dei testi cardine dell'esistenzialismo francese, "Killing An Arab" sarà ripetutamente tacciata di razzismo e xenofobismo fino a far rimpiangere Smith di aver scelto quel titolo e a cambiarlo in "Kissing An Arab" dopo molti anni di oblio e dopo l'11 settembre 2001.
È il mese di dicembre del 1978 quando esce quel primo brano firmato The Cure, con Robert Smith e la band che hanno già una lunga storia dietro di sé: siamo in piena era new wave, le band che impazzano sono Joy Division, Bauhaus, Sisters Of Mercy, Cocteau Twins e Siouxsie And The Banshees e Robert Smith ha già cercato la strada verso la notorietà con i The Obelisk (1973) e i Malice ai tempi del liceo. Con lui – unico sempre presente nella storia tormentata della line up dei Cure - Marc Ceccagno (chitarra), Michael Dempsey (basso), un certo Graham (batteria) e suo fratello (voce). Pochi concerti e Graham e Marc se ne vanno lasciando il posto a Laurence 'Lol' Tolhurst (negli anni suonerà batteria, tastiere e altri strumenti) e Porl Thompson (chitarre e tastiere), il fratello della ragazza di Lol. Il primo concerto è un disastro tale da convincerli a cambiare nome da Malice in Easy Cure proprio mentre Smith passa al microfono.
Intanto la Hansa Records è a caccia dei nuovi Japan e catturata dal look degli Easy Cure li mette sotto contratto: una esperienza che durerà poco, tra le pressioni della label e l'insofferenza della band che dopo pochi mesi rescinde il contratto, accorcia il nome in The Cure e dopo l'addio di Porl Thompson consegna nelle mani della Small Wonder proprio quella "Killing An Arab" destinata a lasciare una traccia indelebile nell'immaginario collettivo di almeno tre generazioni di rocker. L'anno successivo (1979) esce il loro primo album "Three Imaginary Boys": ancora influenzato dagli ascolti giovanili di Smith (il punk e David Bowie soprattutto) e dalla massiccia presenza del discografico Chris Parry questo album miliare ha però dentro di sé già tutto il mondo dei Cure a venire, dal minimalismo introspettivo ai ritmi rarefatti di "Boys Don't Cry", secondo singolo estratto e probabilmente il loro brano più famoso. I Cure sono la band del momento, tutti li vogliono accanto a sé sul palco (Wire, Generation X, Police) ed è così che avviene l'incontro destinato a segnare la vita e le opere della band e di Smith, quello con i Siouxsie And The Banshees: nel corso di quel tour Smith prenderà il posto del fuggiasco chitarrista di Siouxsie Sioux e Steven Severin cominciando un rapporto tormentato e schizoide destinato a minare la salute di Smith oltre che a regalare vere perle del rock contemporaneo.
Intanto Dempsey non sopporta il despota Smith e lascia i Cure nelle mani di Simon Gallup (basso, tastiere) per la prima di una serie innumerevole di oscillazioni della line up. Con Gallup e il tastierista Matthieu Hartley (anch'egli un ex-Magspies) i Cure entrano nella lor fase più dark, segnata dal cupo, malinconico e preziosissimo "Seventeen Seconds" (1980) e dal suo unico singolo estratto, la claustrofobica e magica "A Forest".
Con "Seventeen Seconds" si segna anche il consenziente passo d'addio di Matthieu Hartley e i Cure ridiventano un trio proprio all'alba della registrazione di "Faith", album ancor più cupo del precedente e nel quale Smith, unico autore incontrastato delle liriche, indaga i misteri della fede e della religione. La trilogia dark si chiude l'anno successivo con "Pornography", disco nichilista, autodistruttivo e disperato: lo specchio degli stati d'animo di uno Smith sull'orlo di un esaurimento nervoso, sempre più nascosto dietro al suo pesante trucco e devastato da alcol, droga e superlavoro con Siouxsie And The Banshees e Cocteau Twins. Il clima nella band è sempre più teso tanto che Gallup e Smith vengono alle mani, il primo lascia il gruppo e il secondo fugge lontano: è una vera e propria rottura nella storia dei Cure che – spinti da Parry – tornano nel 1983 con una autentica svolta pop. "Let's Go to Bed" è lontanissima dalle atmosfere precedenti, è allegra e divertente e (dopo la parentesi The Glove, con Smith in combutta con Steven Severin per l'album "Blue Sunshine") apre la strada al successo di vendite di "The Walk", Top 20 nelle chart UK e di "The Lovecats", quanto di più vicino a una perfetta canzone pop i Cure siano in grado di fare: i tre singoli entreranno con i loro b-sides in "Japanese Whispers", un album di enorme successo in un periodo di altrettanto stress per Smith che - contemporaneamente al successivo "The Top" (1984) - lavora con i Banshees e si occupa della produzione del primo live dei Cure "Concert: The Cure Live" facendo massiccio uso di droghe e alcol. Il punto di non ritorno arriva nel corso del Top Tour: Smith caccia Andy Anderson (batteria) dai Cure (chiamando prima Vince Ely degli Psychedelic Furs e poi Boris Williams dei Thompson Twins), poi egli stesso, stravolto, lascia i Banshees e infine anche Phil Thornalley (basso) sbatte la porta per darsi alla carriera solista.
Il ritorno di Simon Gallup dopo l'esperienza nei Fools Dance segna il momento dell'apoteosi commerciale: Smith, Tolhurst, Gallup, Thompson e Williams sono finalmente sereni e si sente in "The Head On The Door", poliedrico, eclettico e spensierato come "Inbetween Days" e "Close to Me" i due singoli i cui fortunatissimi video sono firmati da Tim Pope. È il momento in cui i Cure fanno i conti con il loro passato ("Standing On A Beach - The Singles 1978-1985" del 1986, conosciuta su CD come "Staring At The Sea") e guardano al loro futuro con il doppio "Kiss Me Kiss Me Kiss Me", sempre più caleidoscopico, ballabile e rockeggiante: ogni concerto è un bagno di folla, con punte di follia nelle date sudamericane, e i Cure sono ormai una delle happy few band dello stardom mondiale.
Smith ha il controllo artistico totale sui Cure, ed è padrone della propria creatività al punto tale da permettersi con "Disintegration" (1989) un ritorno alle originarie atmosfere dark ottenendone il più clamoroso successo della loro ormai decennale storia. Ma le nubi si addensano sopra le loro teste: Tolhurst abbandona la band e intenta una azione legale nei confronti di Smith per l'uso del nome The Cure che si trascina per qualche anno, mettendo seriamente a repentaglio la storia della band e, prima dell'uscita della collection "Mixed Up" anche Roger O'Donnell (tastiere) saluta per le consuete divergenze artistiche ed è sostituito da Perry Bamonte. Nei due anni successivi i Cure pubblicano "Entreat" (un live registrato nel corso dei mitici concerti sold out di Wembley del luglio precedente) e "Wish" (1992), altro album dalle atmosfere più luminose e ottimistiche. Tuttavia bisogna aspettare quattro anni (nel corso dei quali Smith pensa davvero che la storia della sua band sia definitivamente chiusa) prima di "Wild Mood Swings", curioso album dal sapore latineggiante che spiazza i fan di vecchia data: il concerto di Birmingham del dicembre 1996, chiuso con "Killing An Arab" a vent'anni esatti dal loro esordio sembra non lasciare più spiragli per il futuro ma la delusione commerciale per "Wild Mood Swings" spinge i Cure a rimettersi al lavoro per "Bloodflowers", album decisamente più acustico dei precedenti, malinconico e dark al punto tale da mettersi nel solco di "Pornography" e "Disintegration".
Il "Greatest Hits" del 2001 sembra confermare le parole di Smith, che giura che "Bloodflowers" rimarrà l'ultimo album dei Cure che invece hanno in testa una nuova svolta: addio alla storica label Fiction, firmano un contratto con la Geffen e sulla spinta di Ross Robinson, storico produttore nu metal di Korn e Slipknot registrano "The Cure" (2004) seguito tre anni dopo dal ritorno in studio per rimettersi al lavoro ai nuovi pezzi da inserire in un CD previsto per la primavera del 2008.
Il primo maggio del 2008 sul sito della band viene postato un annuncio importante: il disco è pronto e ogni 13 dei mesi seguenti fino al giorno dell'uscita verrà pubblicato un singolo contenente un a-side che farà parte del disco e un b-side che invece non farà parte del lavoro in arrivo. Il primo sinolo è "The Only One" (maggio), seguito da "Freakshow" (giugno), "Sleep When I'm Dead" (luglio) e "The Perfect Boy" (agosto). Il 13 di settembre è invece la volta dell'EP che contiene il remix dei singoli pubblicati e finalmente a ottobre, il 13 ovviamente, arriva sugli scaffali dei negozi il tanto atteso disco "4:13 Dream".