The Flaming Lips

The Flaming Lips: ultimi video musicali

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The Flaming Lips

Post-moderni, iconoclasti e sperimentali.
La loro folle storia comincia nel 1983 a Oklahoma City: c'è chi dice che tutto cominci quando Wayne Coyne, rubato un intero set di strumenti musicali da una chiesa, arruola suo fratello Mark Coyne come vocalist e Michael Ivins al basso. Oppure si dice che il buon Coyne, dopo aver risparmiato abbastanza dollari per acquistare la sua Les Paul, si sia imbucato a un party in casa di Michael Ivins e, ubriaco, abbia suonato fino a sfondare le finestre. Fate voi.
Comunque il trio sceglie per le loro prime session sgangherate il bizzarro nome Flaming Lips.
E così con qualche strampalata versione del tema di Batman, "Anyway Anyhow Anywhere" degli Who, e un paio di altri pezzi quali "Killer On The Radio" e "Handsome Johnny" il gruppo fa il suo esordio live al Blue Note, un noto locale per travestiti di Oklahoma City.
Dopo una interminabile serie di batteristi, finalmente i Flaming riescono a reclutare Richard English, proprio prima di registrare il loro omonimo EP d'esordio pubblicato nel 1985 su vinile per la loro stessa label Lovely Sorts Of Death. La distorta “My Own Placet” e il lungo trip di “Scratching The Door” in omaggio ai Pink Floyd del periodo di barrettiano fanno subito intuire il genio anticonformista della loro musica.
Le traversie con la line up cominciano subito dopo, quando Mark Coyne lascia la band preferendole il matrimonio, e suo fratello Wayne prende il controllo totale del gruppo, sommando al ruolo di chitarra solista quello di compositore dei testi e di cantante.
Il loro album d'esordio, “Hear It Is” uscito per la Pink Dust nel 1986, nonostante le ancora evidenti influenze post punk, inaugura il genere della ballata distorta alla Velvet Underground composta su testi surreali come quello di “Godzilla Flick” in cui compaiono Godzilla e, pensate un po', Clint Eastwood.
Durante il tour con i Butthole Surfers i Flaming conoscono a Buffalo Jonathan Donahue, al tempo semplice tour promoter. Una jam session con il suo nascente gruppo, i Mercury Rev, segna la nascita di una profonda amicizia ma anche l'inizio della collaborazione di Donahue come tecnico del suono.
Il 1987 è l'anno di “Oh My Gawd!!!...The Flaming Lips” che nell'alternanza tra momenti post punk e ballate più morbide ricorda il precedente “Hear It Is” anche se con un taglio decisamente più lisergico.
Telepathic Surgery” viene registrato nel 1988, e con questo disco i Flaming Lips accentuano il proprio sarcastico humour, l'indole irriverente e l'approccio “cartoon” degli esordi live accompagnati da un caleidoscopio di trucchi, patchwork di infiniti frammenti sonori e citazioni post- moderne.
Ma dopo appena qualche data del tour promozionale English decide di salutare il carrozzone e Coyne e Ivins, dopo il batterista Nathan Roberts, decidono di chiamare sul palco Donahue per suonare qualche rumore freak alla seconda chitarra. L'esperimento apre nuovi orizzonti sonori all'immaginazione dei Flaming e Donahue diventa parte integrante della band sul palco con lo pseudonimo di Dingus.
In A Priest Driven Ambulance” del 1990 è l'ultimo album pubblicato per la Restless, ma anche il primo del nuovo schizofrenico corso sonoro. Donahue fin dai primi accordi capisce al volo la follia dei compagni e spinge il suono delle chitarre a una saturazione che rasenta il ronzìo (vedi “God Walks Among Us Now”, che fa parte delle jesus song, un gruppo di canzoni misteriosamente accomunate da questo sottotitolo).
Nel 1991 i Flaming Lips firmano con la Warner , con la quale pubblicano il più volte rimandato “Hit To Death In The Future Head” del 1992. Per alcuni il capolavoro del gruppo, per altri il tentativo di farsi ascoltare da un pubblico più vasto, il disco amplifica i temi di sempre fino all'esagerazione, introducendo in alcuni punti una sezione d'archi. Il disco segna comunque la maturazione tecnica del gruppo e Coyne mette insieme testi più seri in cui la triste consapevolezza è mascherata da una spensieratezza adolescenziale.
Le turbolenze sotto il cielo dei Flaming non sembrano però avere pausa: anche Donahue di li a poco lascia la band per seguire il suo progetto con i Mercury Rev, così come Roberts (anche lui per sposarsi). Con il nuovo chitarrista Ronald Jones e il batterista Steven Drozd, nel 1993 esce “Transmissions From The Satellite Heart”, che viene suonato sul secondo palco del Lollapalooza prima di un tour americano fatto a bordo di un camion.
Nonostante la conferma del talento di Ivins e Coyne per i ritornelli orecchiabili immersi in un mare di effetti sonori (un esempio su tutti il finale di “Vegetables”) l'album fatica a farsi apprezzare. Ma dopo un anno dalla sua uscita il singolo “She Don't Use Jelly” entra in heavy rotation nelle radio americane e su Mtv e contro ogni previsione i Flaming Lips si ritrovano inseriti nella top 40 charts.
Il successo di “Transmission” spinge la band a ribadire che il suo ambito rimaneva quello underground e nel 1994 esce “Providing Needles For Your Ballons”, una edizione limitata di avanzi campionati e canzoni già edite su compilation o su retro di vecchi singoli, con la comune caratteristica di una attitudine Lo Fi.
I Flaming Lips tornano nel 1995 con “Clouds Taste Metallic”, un lavoro più maturo o forse più serio in cui i si ritrovano i soliti testi surreali, ma sembrano essersi ormai estinte le baraonde psichedeliche che li resero celebri.
Nel 1996 il mondo dei Flaming Lips impazzisce letteralmente: prima Jones sprofonda in una odissea spirituale dalla quale tornerà più, poi la mano di Drozd viene senza motivo quasi amputata dopo una puntura di ragno, e nello stesso periodo Ivins è vittima di un incidente stradale in cui una ruota di un altro veicolo schizza contro la sua vettura facendolo schiantare.
Ironicamente anche Coyne vive qualche problema legato alle automobili quando i pettegolezzi sulla sua ultima scorribanda sonora – la direzione di un orchestra di 40 vetture ognuna delle quali riproduce, in contemporanea, musica appositamente composta per un progetto chiamato “The Parking Lot Experiment” - fanno sorgere seri dubbi tra i suoi fan circa un suo possibile e probabile collasso psichico.
Sta di fatto che i Flaming, senza Jones, si mettono al lavoro per “Zaireeka”, un disco composto da quattro CD da suonare contemporaneamente, oppure combinati tra loro, per creare un ascolto non univoco. Idea certo accattivante e stimolante,ma quasi impossibile da mettere in pratica. Comunque le canzoni contenute in questo selvaggio set sperimentale riescono ad attirare l'ascoltatore, anche se ascoltate un disco per volta: è questa è la miglior risposta dei Flaming a chi aveva parlato di crisi compositiva.
Nello stesso anno viene pubblicata una retrospettiva del loro materiale con la Restless intitolata “A Collection Of Songs Representing An Enthusiasm For Recording...By Amateurs” e l'anno successivo i Flaming Lips (ormai i soli Coyne, Drozd e Ivins) tornano con un nuovo lavoro in studio intitolato “The Soft Bulletin”. L'album è un collage di suoni estremamente sofisticato: le percussioni emergono in primo piano e le chitarre sono quasi eliminate in un lavoro dove sembrano convergere tutti gli esperimenti avanguardistici di Coyne.
Nel 2002 esce “Yoshimi Battles The Pink Robots”, un concept album e l'ennesimo saggio post-modernista con cui Coyne scava nell'età dei videogames tra suoni digitali, cori in falsetto e altri materiali sonori trasformati nel jingle di una folle pubblicità televisiva.
Poco dopo i Flaming Lips pubblicano due raccolte pensate per celebrare vent'anni di carriera. “Finally The Punk Rockers Are Taking Acid” è un triplo che abbraccia il periodo 1983-1988, mentre il doppio “The Day They Shot A Hole In The Jesus Egg” copre gli anni Novanta, ovvero la seconda fase del gruppo oggi guidato dai soli Wayne Coyne e Michael Ivins.
Il gruppo, nel frattempo, si è imbarcato in un progetto degno della propria follia, ma soprattutto di quella del suo leader: è lui infatti che decide di scrivere e girare “Christmas On Mars”, il primo lungometraggio dei Flaming Lips (che compaiono ovviamente tutti come attori). A detta del suo autore è misto tra “Eraserhead”, “Dead Man” e “2001 Odissea Nello Spazio”: un film di fantascienza che racconta il Natale sulla prima colonia di Marte. Il film, previsto per il Natale (ovviamente) del 2003, non è mai uscito, e si è trasformato in una sorta work-in-progress a cui la band dedica ritagli tempo tra i vari impegni musicali.
In seguito alla pubblicazione di “Yoshimi”, la band il Sea Ch'ange Tour di Beck, sia come opening act, sia come band di accompagnamento del cantante californiano: l'intesa è ottima (che meglio di Beck condivide con i Flaming una naturale propensione alla sperimentazione perpetua?) e la notorietà del gruppo non fa che aumentare.
Nel 2003 escono due EP, che in verità sono due singoli 'dilatati' estratti da “Yoshimi”. Il primo, “Fight Test” contiene, oltre alla title-track, una folle cover di “Can't Get You Off My Mind” di Kylie Minogue (senza la ritmica, ma con un base di archi e percussioni) e due cover 'serie': “The Golden Age” dell'amico Beck e “Knives Out” dei Radiohead.
Ego Tripping At The Gates Of Hell” propone invece quattro composizioni inedite (tra cui una sorta di 'trilogia del sole' in stile pop) nonché due remix della title-track.
Il 2004 segna il ritorno in studio per Wayne e soci: varie session si susseguono per tutta l'estate, l'autunno e proseguono agli inizi dell'anno successivo. Nel frattempo i Flaming sono protagonisti di “The Fearless Freaks” di Bradley Beesley, un documentario che ripercorre la loro carriera e le loro vite. Presentato al Sundance Film Festival 2005, esce negli Stati Uniti nel maggio dello stesso anno.
Il 2006 è l'anno di "At War With The Mystics", un album che converge tutti gli opposti della band di Oklahoma City: gli slanci pop alla sperimentazione, i momenti surreali a quelli intimi.