The Libertines

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The Libertines

Look giusto e sguardo di chi non tocca un letto da 72 ore filate. Prima ancora che si accendano i riflettori dello showbiz mondiale i Libertines hanno tutto quello che serve per essere etichettati come il nuovo fenomeno rock'n'roll del secolo.
Ci danno dentro con il revival punk anni '70, con la new wave anni '80 e con il Britpop dei '90, assomigliano stramaledettamente a The Clash, The Smiths, The Jam, The Yardbirds e prima ancora che esca l'acclamato "Up The Bracket" il loro nome è già sulla bocca di quelli che contano: la risposta inglese alla rinascita del rock a stelle e strisce.
A farli emergere da un palco già affollato servono alcuni piccoli ma essenziali accorgimenti: primo fra tutti farsi produrre il primo singolo "What A Waster / I Get Along" da uno dei songwriter di culto d'Inghilterra, l'ex-chitarrista dei Suede Bernard Butler, quindi puntare più in alto e assumere come regista dell'album di debutto una leggenda vivente del punk, Mick Jones. Proprio quel Mick Jones.
Quando Pete Doherty (voce e chitarra), Carl Barat (anche lui voce e chitarra), Gary Powell (batteria) e John Hassall (basso), quattro londinesi sgangherati e insolenti con un passato da squatter nell'East End, pubblicano il loro doppio A-side, "What A Waster / I Get Along" per la benemerita Rough Trade Records in UK si scatena l'inferno mediatico: testi ricchi di fuck e droghe che blindano le porte delle radio, ex fidanzate che rivendicano la maternità delle canzoni (l'ex di Doherty con "Horror Show"), bella gente ai concerti e tafferugli in studio di registrazione come non se ne vedevano dai tempi dei fratelli Gallagher rispolverano l'immaginario del rocker selvaggio e maledetto.
Intanto la band prova le registrazioni di "Up The Bracket" a due passi dallo studio di Mick Jones. Il leggendario vocalist e chitarrista dei Clash aguzza le orecchie, si innamora di quel suono che ti risucchia senza via d'uscita, accetta la proposta della Rough Trade di supervisionare la produzione e a fine del 2002 il disco è finalmente sugli scaffali.
Il parto dell'opera prima non placa gli animi dei Libertines, anzi: Pete Doherty, sbattuto fuori dal gruppo per i suoi continui eccessi dovuti a troppo alcol ed eroina, finisce dietro le sbarre per aver scassinato l'abitazione dell'amico Barat. Dopo sei mesi al fresco la band lo riaccoglie a braccia aperte e i quattro si ritirano prima in Galles e poi in Francia per raccogliere le idee mentre si calma l'appetito dei fan con l'EP "I Get Along" ("Don't Look Back Into The Sun" e "Mayday" sono prodotti da Bernard Butler, gli altri rimangono sotto le mani di Mick Jones).
Intanto il dentro e fuori di Doherty dalle cliniche terapeutiche rende ancora più indecifrabile la loro attività: la band recluta il chitarrista Anthony Rossomando per non dover più cancellare date live mentre in studio le registrazioni proseguono con il paterno Mick Jones che, oltre a esaltare lo sporco duro del suono dei Libertines, di tanto in tanto si traveste da supplente di lusso quando Doherty è assolutamente ingestibile. "The Libertines" il secondo omonimo album, esce a fine estate del 2004. "Can't Stand Me Now", il primo singolo estratto, piomba direttamente al numero due delle UK chart, tanto per urlare ancora una volta che i Libertines ci sanno davvero fare con il rock'n'roll ruvido.