The Manhattan Transfer

The Manhattan Transfer

Un quartetto per la gloria della voce come strumento musicale: i Manhattan Transfer sono il gruppo vocale più famoso del loro tempo, probabilmente il più talentuoso di sempre. Hanno sperimentato un repertorio che spazia dagli standard del jazz fino al pop e all'R&B, imponendo il loro stile unico a un pubblico molto eterogeneo. Ma all'inizio non erano un quartetto e non avevano neppure lo stile che conosciamo: nel 1969 nascono come quintetto inserito nel solco musicale di gruppi come Lovin' Spoonful o Spanky & Our Gang, dunque un genere romanticone e un po' sdolcinato. L'originale lineup comprende Gene Pistilli (il leader), Tim Hauser, Erin Dickins, Marty Nelson e Pat Rosalia. Non dura molto, però: dopo aver pubblicato "Jukin'" (1969) il gruppo si scioglie.
A questo punto l'eredità passa nelle mani di Tim Hauser, che nel tardo 1972 riforma i Manhattan Transfer con Laurel Masse, Janis Siegel e Alan Paul. Tempo qualche mese e a suon di esibizioni nei club newyorkesi il gruppo si guadagna rispetto e popolarità all'interno della severa comunità jazz della grande mela, tanto che il loro album d'esordio vanta special guest di tutto rispetto (compresi Zoot Sims, Randy Brecker, Jon Faddis e Mel Davis): "The Manhattan Transfer" (1975) si fa forte delle cover di "Java Jive", "Tuxedo Junction" e "Operator", che restituiscono nuova vita al genere vocale (in catalessi sin dalla metà dei '60) e impongono il quartetto nel firmamento del jazz europeo e statunitense.
Intenzionati a sfruttare il momento positivo, l'anno successivo pubblicano ben due album, "Coming Out" e "Pastiche", che tendono però a ridurre i contenuti jazz in favore di un panorama musicale decisamente più ampio, da Nashville a Los Angeles fino alla Motown. E la consacrazione presso il grande pubblico arriva proprio grazie a un singolo di "Coming Out": la ballata "Chanson d'Amour" raggiunge il primo posto nella classifica inglese.
Nel 1979 cambio di lineup: Laurel Masse lascia e viene sostituita da Cheryl Bentyne. Nessuno scossone grave per il quartetto, che infatti nello stesso anno pubblica l'album "Extensions", che vanta quello che probabilmente è il brano più famoso dei Manhattan Transfer ("Birdland", cover di un mitico brano dei Weather Report). Ma i riconoscimenti maggiori arrivano grazie a "Mecca For Moderns" (1981): il singolo "The Boy From New York City", cover del classico brano firmato The Ad Libs' e targato anno 1965, diventa il loro primo brano da Top10 negli States. Non solo: l'album consente ai Manhattan Transfer di diventare il primo gruppo a vincere nello stesso anno il Grammy Award sia nella categoria jazz sia in quella pop.
Dopo un'apertura di decennio così prestigiosa, nel corso di tutti gli anni '80 i Manhattan Transfer danno prova di grande versatilità, percorrendo in lungo e in largo la canzone statunitense e costringendo i fan a un'altrettanto grande apertura mentale. Mentre però i primi album del decennio sono estremamente eterogenei dal punto di vista musicale, a partire dal 1985 il gruppo decide di limitare la superversatilità e di concentrare in un singolo album produzioni vocali relativamente omogenee: si parte con "Vocalese" (1985, omaggio al pioniere della voce Jon Hendricks), poi "Brasil" (1987, come dice il titolo dedicato al sud America), "Tubby The Tuba" (1994, raccolta di brani per bambini), "Tonin'" (1995, omaggio al R&B dei '60), "Swing" (1997, già il titolo dice tutto), "Spirit Of St. Louis" (2000, omaggio a Louis Armstrong). Smentendo le voci di uno scioglimento del gruppo, per loro stessa ammissione "una trovata del nostro agente", i Manhattan Transfer aprono il nuovo millennio a suon di tournée e di 2 album live: "The Manhattan Transfer Live" e l'ottimo "Couldn't Be Hotter".