The Prodigy

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The Prodigy

Una ragnatela di techno breakbeat che colpisce duro arricchita da ritornelli di dimensioni epiche e sample imperdibili: il sound dei Prodigy, abile mix di punk, electronica e heavy metal ha fatto da colonna sonora alla rave-generation degli anni Novanta, senza farsi influenzare dalle inflessioni ambient e drum&bass che in quel periodo impazzavano per la scena dance.
Merito di un frontman dall'aspetto tanto inquietante quanto Johnny Rotten, direte voi? Certo, la sua immagine così forte e sconvolgente ha fatto da biglietto da visita all'esplosività della band, ma il 'vero prodigio' dietro tutto questo è Liam Howlett.
Originario di Braintree, Essex, Howlett impara a suonare il pianoforte fin dalla tenera età: poi, a metà anni Ottanta, comincia a interessarsi all'hip hop e diventa il DJ del gruppo rap inglese Cut To Kill, prima di dedicarsi – a fine decennio – all'acid house. Il sound breakbeat-hardcore che stava emergendo a quel tempo, è perfetto per un amante dell'hip hop abile con la dance. Così inizia a produrre tracce nel suo studio casalingo nel 1988: la sua prima opera, l'EP intitolato "What Evil Lurks" diventa uno dei preferiti della rave scene nel 1990. Dopo aver incontrato Keith Flint e Leeroy Thornhill (due ballerini, anche loro provenienti dall'Essex), mette su The Prodigy: presto ottengono un contratto con la XL Recordings e pubblicano "What Evil Lurks" nel febbraio 1991.
Sei mesi più tardi, esce il secondo singolo, "Charly", costruito intorno a un sample di un annuncio fatto da un bambino: il disco arriva alla #1 delle classifiche dance britanniche per poi sconfinare in quelle pop, dove raggiunge la #3. Altri due singoli, "Everybody In The Place" e "Fire/Jericho", entrano nelle chart fra la fine del 1991 e l'inizio del 1992. A dimostrazione che fanno sul serio, a fine 1992 pubblicano "The Prodigy Experience", il primo LP mai realizzato da un gruppo rave. Mescolando grassi breakbeat con campionamenti vocali della leggenda dub Lee 'Scratch' Perry e di The Crazy World of Arthur Brown, l'album va in Top 10 e senza difficoltà ottiene il disco d'oro.
L'anno successivo si aggiunge alla line-up Maxim Reality (Keeti Palmer), un MC ragga/hip hop, mentre Howlett trova il tempo di dedicarsi a remix per Front 242, Jesus Jones e Art of Noise e pubblica il singolo su white label "Earthbound" - tanto per quietare quei dj che ormai etichettavano i Prodigy come troppo commerciali. A fine anno il disco viene distribuito nei canali tradizionali insieme a "One Love", il settimo singolo da Top 20 del quartetto.
Dopo parecchi mesi passati a lavorare a nuove tracce, vede la luce "No Good (Start The Dance)", un singolo che utilizza vocal femminili velocizzati (un marchio di fabbrica dei primi prodotti rave) e che preannuncia l'arrivo di "Music For The Jilted Generation", il secondo lavoro in studio. È qui che Howlett e soci dimostrano di essersi evoluti verso un sound più chitarroso, come dimostra "Voodoo People", nonostante rimanga pur legato alla drum'n'bass breakbeat (che ancora, a quei tempi, non è popolare). Il disco entra così alla numero uno della classifica inglese e diventa d'oro nella prima settimana di vendite, oltre ad essere candidato al prestigioso Mercury Music Prize come miglior album dell'anno.
Gran parte del periodo 1994-1995 li vede in giro per il mondo, con un'apparizione live da ricordare al Glastonbury Festival '95, quando provano che l'electronica può avere un posto più che dignitoso anche sui palchi tradizionalmente destinati al rock. È questo l'evento che li consacra non più come entità dance ma come rock act: a questo contribuisce sicuramente la personalità di Flint, lo showman punk senza peli sulla lingua adorato dalle folle dell'era digitale e dai critici.
L'incessante attività on the road lascia ai quattro ben poco tempo per registrare, ma Howlett riesce comunque a mettere insieme un nuovo singolo, "Firestarter", che fa capolino nel marzo 1996 e che va direttamente alla #1 - nonostante il video venga quasi bandito per i riferimenti espliciti alla piromania e molti spettatori dello show Top of the Pops si lamentino che il frontman spaventa i loro figli. Comunque sia, il lick di chitarra assolutamente imperdibile e i particolarissimi vocalizzi di Flint, rendono la canzone una hit immediata in tutto il mondo, compresi gli States, dove MTV la programma nello show Buzz Bin lanciando così l'electronica anche oltreoceano.
Tale è la loro popolarità che artisti del calibro di David Bowie, U2 e Madonna li vogliono a collaborare con loro: la risposta? No, ovviamente, in vero punk style.
Nel 1997 esce "The Fat Of The Land", il terzo attesissimo LP: con singoli trainanti come "Breathe" e "Smack My Bitch Up" (censurato in Inghilterra per i testi e anche per il video considerato osceno e violento) e con un sound più rock che mai, l'album conferma lo status di vere e proprie star della musica internazionale dei Prodigy. La #1 è loro in ben 22 paesi, fra cui gli Usa, e questo fa di loro uno degli otto British acts nella storia (a fianco di Pink Floyd, Elton John e Beatles, fra i tanti) capaci di esordire direttamente in vetta alle classifiche statunitensi. Nel settembre 1998 il disco ha venduto 10 milioni di copie in tutto il globo.
A seguito di tanto riscontro, sia di critica che di pubblico, e terminato un tour estenuante che li porta in 35 paesi, a suonare di fronte a più di un milione di persone (momenti clou: Piazza Rossa a Mosca, 250 mila fan, e Beirut, dove riescono a sfuggire a un'esecuzione e sono presenti a una sparatoria!) i quattro escono un po' dalle scene. Infatti, Howlett dichiara che fino a che non sarà il momento buono, i Prodigy non pubblicheranno più alcun disco. Nonostante il bagno di popolarità.
Così, nel 1999 Liam debutta come solista con "Prodigy Present Dirtchamber Volume 1", una collection di old skool mix che lo rivede di nuovo nel ruolo di DJ, come ai vecchi tempi. Non rimane però improduttivo, per quello che riguarda l'attività in studio, e nel 2000 collabora con 3D dei Massive Attack per dare vita a "No Souvernirs", una traccia che avrebbe dovuto comparire sulla colonna sonora di "The Beach" (con Leonardo diCaprio) ma che non ha ancora visto la luce. Invece, i due producono le musiche per un film porno, "The Uranus Experiment": il risultato, "Titan" è una collisione godibilissima di beat downtempo e synth analogici psichedelici.
Quello stesso anno Maxim esordisce da solista con "Hell's Kitchen", a cui partecipano ospiti DOC come Skin degli Skunk Anansie, gli Sneaker Pimps, Divine Styler e Poetic. Keith non soltanto si dedica alle corse in moto (sua grande passione), ma impara a suonare la chitarra e produce demo per future pubblicazioni.
Intanto Leeroy abbandona definitivamente il gruppo per darsi al progetto Flightcrank (esordisce nella primavera 2001 con "Beyond All Reasonable Doubt"). Tutto sembra finito per una delle band più significative degli anni Novanta. E invece…
…e invece no. A distanza di cinque anni da "The Fat Of The Land", nel 2002 i tre ritornano prepotentemente in scena con un singolo, "Baby's Got A Temper", che non esita a far arricciare qualche naso troppo bigotto: la canzone è un carillon psicotico a tinte dark fatto di sound analogici discordanti appoggiati su chitarre persistenti. Insomma, la colonna sonora di "Halloween" moltiplicata all'ennesima potenza. La voce di Flint, in parte arrabbiata in parte ironica, dichiara candidamente: "we love Royhypnol, she got Royhypnol, we take Royhypnol, just forget it all". Per gli ovvi riferimenti al farmaco (spesso utilizzato come sostituto dell'eroina), il brano è censurato in patria. Cos'altro potevamo aspettarci da un gruppo che, anni prima con "Smack My Bitch Up", aveva riportato lo spirito controverso del punk in Parlamento?
"Baby's Got A Temper" è la prima anticipazione dei Prodigy del nuovo millennio e del loro quarto album, "Always Outnumbered, Never Outgunned", che tuttavia esce solo due anni più tardi – e cioè a fine estate 2004 – dopo una lunga serie di rinvii ed estenuanti attese.
Le molte aspettative vengono comunque ripagate dalla pubblicazione di un disco dal grande appeal e dalle collaborazioni non convenzionali, a partire dal singolo "Girls" (che vede la partecipazione delle fantomatiche Ping Pong Bitches), passando per l'attrice Juliette Lewis ("Hot Ride") fino al brano finale – "Shoot Down" - a cui prendono parte addirittura i fratelli Gallagher. Non c'è dubbio: Liam ha proprio ragione quando dichiara che i Prodigy sono "still relevant as fuck".