The Roots

The Roots: ultimi video musicali

Don't Say Nuthin'

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Break You Off

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Don't Feel Right/Here I Come/In The Music Medley

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The Roots

L'altra faccia dell'hip hop.
Chi pensa che il fenomeno hip hop non possa avere una sua dignità culturale ed essere al tempo stesso un genere molto ricercato probabilmente non ha mai ascoltato i The Roots. Dimentichiamoci per un attimo di crack ed ecstasy, catene d'oro, modelle che sculettano in abiti succinti e fucili a canne mozze, cioè tutti quei cliché che hanno contribuito a deteriorare il genere negli anni '90.
I Roots sono di un'altra pasta: roots significa radici, come le radici della black music, non solo dell'hip hop, che loro amano fondere con soul, free-jazz, rock ed elettronica. Al pari di Common, Blackalicious e pochi altri artisti lucidi e consapevoli, rappresentano un punto di riferimento per la frangia più creativa, impegnata e cerebrale dell'hip hop.
Estranea ai toni violenti, sessisti e beceri di molti loro colleghi, l'ensemble di Filadelfia è impostata come una rock band (batteria, chitarra, basso) e ha nelle esibizioni live uno dei suoi punti di forza. Una sorprendente alternativa allo stereotipo del rapper-cafone che pasteggia ad hamburger e champagne sul bordo di una piscina o al volante di una Lamborghini.
Anzi, spesso la band si è professata critica nei confronti della commercializzazione dell'hip hop – ai tempi di "Things Fall Apart" (1999) – denunciando l'avvento di un nuovo colonialismo che distrugge le redici musicali della musica black. I loro dischi invece non mancano mai di spunti colti, riferimenti e citazioni (per dirne una: l'album "Phrenology" prende in prestito il titolo dalla scienza che studia la personalità in base alla conformazione del cranio).
La band si forma nel 1987, quando l'MC Black Thought (Tariq Trotter) e il batterista ?uestlove (Ahmir Khalib Thompson) si conoscono alla Philadelphia High School for Creative Performing Arts (la stessa della serie TV "Saranno Famosi", ma in Pennsylvania). I due non possono permettersi l'equipaggiamento necessario per rappare seriamente – due giradischi, un microfono, un mixer e vinili in quantità – e allora, un po' curiosamente ricreano le tracce della Golden Age con una batteria presa a noleggio da ?uestlove.
Si fanno chiamare The Square Roots e sbarcano il lunario suonando a scuola (esibendosi sullo stesso palco dei Boyz II Men, loro coetanei e compagni di classe), sui marciapiedi, alle feste, ovunque si presenti l'occasione. Quando finalmente si imbattono nel bassista Hub (Leon Hubbard) e nel rapper Malik B. finalmente spiccano il volo nei locali diventando ben presto uno dei gruppi underground più gettonati della zona di Filadelfia e New York. La grande occasione arriva nel 1993, quando vengono invitati a rappresentare l'hip hop statunitense a un festival tedesco: incidono un album da vendere durante gli show ("Organix") attirando l'attenzione delle major.
L'esordio per l'etichetta DGC/Geffen arriva nel gennaio 1995 con la pubblicazione di "Do You Want More?!!!??!". Il disco – prodotto senza l'utilizzo di campionamenti – passa quasi inosservato, sfiorando appena la Top 100 americana. Il pubblico mainstream li ignora e i motivi sono ovvi: in quel periodo la stragrande maggioranza ascolta il G-funk e i fan non vedono comunque di buon occhio una crew così 'trasgressiva', che suona cioè strumenti musicali senza ricorrere a materiale registrato.
Tuttavia i Roots diventano un gruppo di culto nei circuiti alternativi, grazie anche alla partecipazione sul palco del Lollapalooza di quello stesso anno. Intanto la line-up si allarga con l'ingresso permanente di due guest di quel primo LP: la beatbox umana Rahzel the Godfather of Noyze (ex performer con Grandmaster Flash e LL Cool J) e il tastierista Scott Storch (ribattezzato poi Kamal).
Il successivo lavoro in studio, "Illadelph Halflife" (1996), viene anticipato dal singolo "Clones" (Top 5 della rap chart) e il sestetto cede a qualche pressioni commerciale inserendo dei campionamenti e rendendo disponibile anche una versione 'censored' da veicolare ai grandi magazzini. Il compromesso artistico ottiene i suoi frutti: i seguaci del rap se ne innamorano e fanno volare nelle chart la hit "Keep It Real" – accompagnata da un video molto intelligente e arguto.
Nel 1997 sono on the road con altri gruppi di 'college rap' come Pharcyde e Cypress Hill per lo Smokin' Grooves Tour. Ma è con il terzo album, "Things Fall Apart", datato 1999 (anno che segna anche la fuoriuscita di Malik B. per problemi di droga), che finalmente la Philly-band esplode nelle chart di mezzo mondo. A far sfiorare il milione di copie vendute contribuisce l'ispiratissimo singolo "You Got Me", scritto da un'allora sconosciuta Jill Scott e cantato insieme a Erykah Badu. Registrato tra Parigi e New York, nello stesso anno viene pubblicato "The Roots Come Alive", uno dei pochissimi album live della storia dell'hip hop. Forse anche per questo motivo nel 2000 la band viene chiamata per supportare Jay-z nel suo speciale Unplugged per MTV.
Ora sarebbe facile per The Roots, dopo l'ubriacatura di successi, sfoggiare un altro disco sulla falsariga del precedente. Invece la band si rimette subito in discussione lavorando duramente per proporre un nuovo album originale dalla A alla Z. I risultati si vedono 3 anni dopo, siamo nel novembre 2002, con "Phrenology", un disco entusiasmante per varietà e creatività, in cui convivono Nelly Furtado, Jill Scott e Musiq (presente con il duetto neo-soul "Break You Off") e brani più sperimentali come "Water", della durata di oltre 10 minuti. Ora più che mai la forza di The Roots è di spingere agli estremi il concetto di hip hop senza mai snaturarlo, rimanendo fedeli a se stessi e a chi li ascolta.
Tuttavia, quasi per uno scherzo del destino, a riscuotere il maggiore successo internazionale (è un tormentone anche in Italia nell'estate 2003) è una cover, "The Seed (2.0)". Il brano viene rilanciato in grande con la partecipazione dello stesso autore – l'emergente Cody ChesnuTT, presente anche nel videoclip nella doppia veste di chitarrista e vocalist – che l'aveva proposta solo pochi mesi prima all'interno del proprio album d'esordio, "The Headphone Masterpiece".
Arriva l'estate 2004. I Roots partecipano al tour dei Red Hot Chili Peppers (e fanno tappa anche a Milano) confermando di essere una delle band più rispettate dagli stessi musicisti rock. Subito dopo, a meno di 2 anni di distanza da "Phrenology", pubblicano "The Tipping Point", disco che prende il nome dall'omonima opera di Malcolm Gladwell. Il libro parte da un concetto molto interessante spiegato dall'autore con numerosi esempi: il Tipping Point (punto critico, in italiano) è il momento in cui una piccola idea di colpo si trasforma in un fenomeno di massa difficile da spiegare razionalmente.
Tra i pezzi forti del disco figurano il singolo "Don't Say Nuthin" e "Everybody Is A Star", duetto virtuale e omaggio a Sly & The Family Stone, remixata con la sensibilità, il rispetto e la cura che è propria dei The Roots. Durante il tour che segue la band fa anche tappa al Webster Hall di Manhattan, in un concerto a cui partecipano anche Mobb Deep, Young Gunz e Jean Grae, poi immortalato nel CD/DVD "The Roots Present" che esce nel febbraio 2005.
All'indomani della pubblicazione di "The Tipping Point" i rapporti con la Geffen si fanno tesi e così il gruppo decide di cambiare 'padrone': prima di passare alla Def Jam, però, nel novembre del 2005 esce la doppia raccolta (divisa in due volumi separati) di rarità, b-side e live "Home Grown! The Beginner's Guide To Understanding The Roots".
Per ascoltare materiale inedito di ?uestlove e soci non c'è d'attendere molto, perché nel maggio 2006 appare il singolo "Don't Feel Right", che anticipa l'uscita (a fine dell'agosto successivo) dell'album "Game Theory": un lavoro – secondo le parole degli stessi Roots – più dark dei suoi predecessori, che riflette la situazione politica degli Stati Uniti. Accolto con entusiasmo dalla critica, il disco segna il ritorno di Malik B. (non in veste di membro effettivo) e la collaborazione con il rapper concittadino Peedi Peedi. Il lungo di tour di supporto a "Game Theory" è già iniziato durante l'estate, e in autunno tocca anche buona parte dell'Europa.