Tom Waits

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Tom Waits

Il trovatore rauco del rock'n'roll. Tom Waits è un anomalo che ha fatto scuola, un poeta dei bassifondi, un cercatore di suoni, di atmosfere, di senso della vita in musica. Uno che non sta mai musicalmente fermo e si guarda sempre in giro per 'trovare' qualcosa di nuovo, che sia teatro, strumenti artigianali, forme-canzoni inedite e strampalate.
Thomas Alan Waits viene alla luce il 7 dicembre 1949 a Pomona, California, esattamente 8 anni dopo il bombardamento di Pearl Harbor. Nel suo Dna sono scritte razze diverse, un'origine che è anche un destino dell'anima, visto che si considererà sempre un bastardo randagio: il padre è di origini scozzesi/Irlandesi, la madre norvegesi. I primi anni sono fatti di spostamenti all'interno dello stato californiano (San Diego, Laverne, Silver Lake, North Hollywood, Whittier), al seguito dei genitori, che finiscono per divorziare nel 1959; Tom starà cone la madre e le sorelle.

Gli anni difficili
Il piccolo Tom è un solitario e ci sono poche cose che gli stanno davvero a cuore nei trasferimenti di residenza: i dischi; la sua cameretta è sempre tappezzata di poster e copertine di dischi. L'amore per la musica è eredità paterna: il vecchio Waits ha la passione per il piano e per il jazz anni '30, quindi gli ascolti dei due vertono su George Gershwin, Johnny Mercer, Cole Porter. La musica però non è ancora una passione; i primi passi di avvicinamento verso uno strumento avvengono alla fine dei Cinquanta, con lacune lezioni di piano e con le schitarrate su una Gibson. Da lì alla fine dei Sessanta Waits, che nel frattempo si sposta a Los Angeles, vista le precarie condizioni economiche della famiglia, comincia a fare il lavapiatti a 14 anni, lavorando un po' qua e un po' là. Gli anni passano e viene promosso a cuoco, non dimenticandosi di comporre suoi brani, dall'evidente sapore dylaniano, che però non esibisce in pubblico. Dopo un paio d'anni al Napoleone's Pizza, Tom presta i suoi servigi al Tropicana Motel, infine fa il portiere all'Eritage Club, un folk club di L.A. in cui per la prima volta trova il coraggio di salire su un palco. La dea bendata vuole che nel 1972, ad una delle prime esibizioni assista Herb Cohen, manager di Frank Zappa, che rimane estasiato dal talento di Waits e lo mette subito sotto contratto: il materiale del Tom prima maniera verrà raccolto e pubblicato più tardi nelle raccolte "The Early Years" e "The Early Years Vol. 2". Il 1973 è l'anno del debutto discografico, con "Closing Time", prodotto dalla Asylum Records: le atmosfere da bar e da strada (ad esempio "Ol' 55") conquistano subito un nutrito gruppo di aficionado in California, pur non essendo sostenuti da passaggi radiofonici o da pubblicità classica. Le nottate da ubriaconi, le macchine scassate, le risse dei bar sono il suo mondo, raccontato in musica con uno stile che è già inconfondibile.

L'abisso e la rinascita
Il pubblico di Waits cresce con il passaparola, la voce si fa più roca con i milioni di sigarette aspirate e bicchieri di vino ingollati, la musica si fa più complessa, ricca e allo stesso tempo diretta, i testi corrono verso la perfezione visionaria dark. Tom Waits canta la solitudine, l'alcool, i disgraziati e fa appassire le canzonette pop, i testi mielosi, gli arrangiamenti leccati. Il rock ha un nuovo grande menestrello. Tra '73 e '73 apre i concerti di John Hammond e di Frank Zappa. Il fatto che Waits viva la stessa vita dei randagi che racconta da una parte aiuta a dare credibilità alla sua poetica, dall'altra lo porta verso il baratro psicofisico. A cavallo tra anni Settanta e Ottanta passa le serate curvo sul pianoforte, e spesso ubriaco, a ululare i suoi versi; poi scende dal palco e si lascia andare agli eccessi e a una storia turbolenta con la cantante Rickie Lee Jones (immortalata sulla copertina di "Blue Valentine", 1978). È ormai,a modo suo, un cliché del Rock'nRoll. Un centimetro prima dell'abisso però, Waits trova il coraggio di fermarsi e la sua vita cambia per sempre. Un evento chiave è l'incontro con Kathleen Brennan sul set di "Un Sogno Lungo Un Giorno" (sarà un flop), per cui scrive la colonna sonora ("One From The Heart", 1982, che gli vale una nomination all'Oscar): diventerà sua moglie, musa e collaboratrice musicale. Di lei dice: "Può sdraiarsi sui chiodi, infilarsi un ago nel labbro e ciononostante bere caffè, per cui sapevo dal primo momento che era la donna per me." Chi l'avrebbe mai detto: il bastardo barfly dal cappello sulle 23 diventa un family man: la coppia sforna 3 figli e lavora duro per il rilancio della carriera di Tom. L'altro momento fondamentale è il passaggio alla Island, che lo spinge a rivedere completamente il suo stile, ad abbandonare le sonorità jazzy ormai ripetitive e a cercare groove più aspri, irregolari, imprevedibili, costruiti con strumenti classici ma anche con oggetti non pensati per la musica: in due anni Waits licenzia due album clamorosi, che lo renderanno una pietra miliare della storia del Rock.

Il magico bis
Nel 1983 esce "Swordfishtrrombones", un disco che rappresenta la 'prima' del nuovo corso waitsiano. È sperimentazione controllata, studiata per dare vita a un nuovo concetto di forma canzone: strumenti a fiato si mescolano a percussioni inedite e tecniche di incisione nuove. I testi non abbandonano il mondo notturno e scalcagnato dei primi dischi ma escono dallo standard maudit grazie a una maggiore profondità (grazie anche alla moglie) e a un più forte sense of humour; l'effetto è quello di un circo bizzarro, malinconico e divertente, che travolge l'ascoltatore con trovate inimmaginabili per i canoni sonori dell'epoca. Niente a che vedere con i mainstream naturalmente: radio e Tv ignorano Waits, ma il passaparola selvaggio contribuisce a rafforzare il suo culto e a diffonderlo anche al di fuori degli Stati Uniti, Italia in primis.
Il disco successivo è "Raindogs" (1985), considerato il capolavoro assoluto di Tom Waits. Sono 19 brani in cui la metamorfosi dell'ex crooner losangelino arriva a compimento; grazie anche a un pool di collaboratori di primissimo livello (Marc Ribot alla chitarra, Larry Taylor al basso, Michael Blair alle percussioni) l'album è un caleidoscopio di suoni, invenzioni e influenze. Folk, rock, ritmi cubani, blues; marimba, fisarmonica, ragnatele di percussioni; e la voce ti Tom a cantare lyrics lunari e surreali in onore dei randagi dell'esistenza. "Raindogs" è un disco che non spacca le classifiche, ma da qui in poi il mondo della musica dovrà farci i conti.

La ricerca continua
Sono anni iperprolifici. Escono "Frank's Wild Years" (1987) musical teatrale che va in scena a Chicago, scritto con la moglie; l'intensissimo live "Big Time" (1988); "Bone Machine" (1992), cui partecipa al basso anche Les Claypool dei Primis e che segue il sentiero tracciato dai primi due e rende il suo autore più popolare presso il grande pubblico (vince un Grammy Award per il Best Alternative Music Album). Nel frattempo Waits, con quella faccia stralunata e la voce di catrame, fa l'attore, e con un certo successo, in film di grandi registi: "Rumble Fish", "Dracula" e "Cotton Club" di Francis Ford Coppola, "Down By Law" (con Roberto Benigni e John Lurie dei Lunge Lizards) e "Coffee And Cigarettes" di Jim Jarmusch, "America Oggi" di Robert Altman. Continua a sfornare colonne sonore ("Sea of Love" e "Dead Man Walking") e ci prende gusto con il musical, tanto che nel 1993 pubblica "The Black Rider", co-scritto nel 1990 con il romanziere beat William Burroughs per il regista Robert Wilson. È un'altra sterzata della carriera di Tom Waits, che si avvicina sempre più alla forma teatro-canzone di stampo brechtiano. Per tenere vivo il pubblico nel 1998 esce la raccolta "Beautiful Maladies", una retrospettiva del suo lavoro per la Island. Nel 1999 passa alla Anti-Epitaph e dopo 7 anni sforna un nuovo disco da studio, dal titolo "Mule Variations"; al tour successivo, che lo porta per la seconda volta in italia (la prima nel 1986 al Premio Tenco), partecipa anche il figlio maggiore Casey Xavier, che suona la batteria in alcune date. Ma l'amore per il teatro è una cosa seria e in coppia con l'amico Wilson Waits dà alla luce altre due opere musicali, "Blood Money" e "Alice" (2002).
Nel 2004, sempre in collaborazione con Kathleen e con gli amici musicisti (Ribot, Claypool), pubblica "Real Gone", ed è un altro cambio di direzione. Via le tastiere, ora Waits punta dritto allo scheletro della canzone, fatta di ritmi essenziali, folk minimale e blues delle origini.