Tony Bennett

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Tony Bennett

Una voce lunga quarant'anni.
Sono pochi i cantanti che possono vantare tre distinte fasi nella loro carriera. Tony Bennett è uno di questi: nei primi anni Cinquanta incide una serie di brani destinata a grandissimo successo, che lo trasforma in uno dei più popolari musicisti del periodo. Quasi dieci anni più tardi, seconda fase, riesce nell'impresa di resistere all'invasione del rock 'n' roll. Infine, terza e ultima fase, a partire dalla metà degli anni Ottanta conquista una nuova popolarità presso spettatori che ancora non erano nati quando fece la sua prima comparsa nel mondo della musica.
Insomma: ci sarà pure una ragione se un pezzo grosso come Frank Sinatra ha potuto sostenere che Bennett è stato il più grande cantante della sua epoca.
Che Sinatra abbia ragione o meno, una cosa è certa: la voce tenorile morbida e potente, il fraseggio preciso e la capacità di padroneggiare un mood jazzistico pur non essendo un vero e proprio cantante jazz, tutte queste cose fanno di Tony Bennett un cantante di tutto rispetto.
Anthony Dominick Benedetto, questo il suo vero nome, nasce il 3 agosto del 1926 nel Queens, uno dei quartieri di New York.
Quando ha solo dieci anni suo padre muore e la mamma è costretta a inventarsi un lavoro per mantenere la famiglia. In questo momento il piccolo Anthony ha già attirato l'attenzione grazie alle doti canore: per esempio, ha cantato per il sindaco Fiorello La Guardia in occasione dell'inaugurazione del Triborough Bridge. Tutto questo fa nascere in lui una convinzione: il sogno di diventare un cantante professionista può davvero diventare realtà.
Prima di arrivare a tanto, però, devono ancora succedere molte cose.
Intanto c'è l'iscrizione presso l'High School of Industrial Arts (che ora si chiama High School of Art and Design): qui riceve un'educazione nel campo delle arti e soprattutto della pittura. Non termina gli studi, però: a sedici anni la necessità di aiutare la famiglia lo convince a scegliere il mondo del lavoro. Per il momento il canto ancora non è fonte di guadagno, ma solo occasione di fare la gavetta in spettacoli amatoriali.
Nel 1944, il giorno del suo diciottesimo compleanno, Tony Bennett viene arruolato nell'esercito degli Stati Uniti e spedito a combattere in Europa la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1946 si congeda e torna a casa determinato più che mai a diventare un cantante. Detto fatto, entro la fine degli anni Quaranta ha un manager e si esibisce con regolarità nei locali di New York.
La svolta arriva quando Bob Hope lo ascolta esibirsi e decide di scritturarlo per i suoi spettacoli presso il Paramount Theatre. Ed è qui che la sua versione di "Boulevard Of Broken Dreams" attira l'attenzione di Mitch Miller, gran capo di Columbia Records. Il successivo contratto gli spalanca le porte del music biz. È il 1950.
Presto diventa chiaro che Miller c'ha visto giusto: Bennett comincia infatti a infilare un singolo di successo dietro l'altro. Brani come "Because Of You" (1951), "Rags To Riches" (1952) e "Cold, Cold Heart" (1953) raggiungono tutti la prima posizione in classifica e lo trasformano in una celebrità (anche perché altri brani entrano nelle zone calde della classifica pur senza svettare).
Il successo commerciale gli consente pure di fare qualche esperimento in direzione del jazz. È così che nel corso degli anni Cinquanta Tony Bennett incide con l'orchestra di Count Basie, con Ralph Burns, Bobby Hackett, Stan Getz e Zoot Sims. Forse il più famoso di questi esperimenti è "The Beat Of My Heart" (1957), che incide insieme a Chico Hamilton, Art Blakey, Jo Jones e molti altri.
Questi sono anche gli anni dell'esplosione del rock 'n' roll, ma Tony Bennett riesce a passarci attraverso senza troppi danni, grazie anche a lavori di grande successo come "I Left My Heart In San Francisco" (1962), che gli consente di vincere un Grammy Award per il miglior disco dell'anno e uno come miglior performance vocale grazie al brano che dà il titolo all'LP.
Il successivo album in studio, "I Wanna Be Around" (1963), entra anch'esso in Top 5.
Entro la fine degli anni Sessanta, però, anche Bennett deve fare i conti con la nuova ondata rock 'n' roll. Dopo la separazione da Columbia, nel 1972, pubblica dischi migrando da un'etichetta all'altra e collaborando con Ruby Braff, Bill Evans, Marian e Jimmy McPartland.
Dal 1979 al 1986, comunque, Tony Bennett fatica a ottenere un contratto con i termini a lui graditi e in più di un'intervista traspare il suo fastidio per il dominio del rock all'interno del panorama musicale contemporaneo.
Ci pensa suo figlio Danny a organizzare la resurrezione: diventato il suo nuovo manager trova il modo di proporlo ai giovani e vince una scommessa su cui pochi avrebbero puntato. Il ritorno sotto l'ala di Columbia e il disco "The Art Of Excellence" (1986) completano l'opera, riportandolo in classifica dopo 14 anni d'astinenza.
Entro gli anni Novanta è tornato a essere famoso, oltre a comparire costantemente ai Grammy Award: gli album "Perfectly Frank" (1992, tributo a Frank Sinatra) e "Steppin' Out" (1993, tributo a Fred Astaire) diventano d'oro e nel 1994 è "MTV Unplugged" a sancire la rinascita (disco di platino e Grammy per il miglior album dell'anno).
Nuovi Grammy arrivano negli anni successivi grazie a "Here's To The Ladies" (1995) e "On Holiday: A Tribute To Billie Holiday" (1997), entrambi premiati nella categoria Best Traditional Pop Vocal Performance.
Gli album in studio si alternano alle esibizioni dal vivo, spesso nel corso dei festival di jazz, accanto a big band o al trio di Ralph Sharon. E mentre l'attività musicale prosegue a gonfie vele, Tony Bennett trova anche il tempo di farsi una reputazione come pittore (i quadri li firma col suo vero nome).
Quasi vent'anni dopo il suo ritorno sulle scene, la pubblicazione di "The Art Of Romance" (2004) conferma una longevità artistica invidiabile.