Turbonegro

Turbonegro

Paladini dell'oscurità.
Edonista, decadente, trash, il gruppo ScanRock norvegese Turbonegro si forma a Oslo nel 1990, ma in realtà la loro musica ha molto di più in comune con il pop-glam metal degli anni '70 e '80 di qualsiasi band rock scandinava del loro decennio.
Nel corso degli anni questi metallari venuti dal nord hanno via via modificato il proprio sound e realizzano album differenti tra loro ma tutti di buona, quando non eccellente qualità tecnica e artistica, fino a ritagliarsi una discreta fetta di popolarità anche negli Stati Uniti.
Dopotutto il loro stile è indubbiamente influenzato da personaggi come Alice Cooper, Motley Crue e Judas Priest, anche se non disdegna tracce di punk e pure un certo gusto per la melodia.
Sebbene i membri del gruppo siano tutti norvegesi, i testi delle loro canzoni sono fin da subito eseguiti integralmente in inglese dal cantante Hank Von Helvete.
Oltre a lui, la lineup comprende la prima chitarra Euroboy, il bassista Happy-Tom, l'altro chitarrista Rune Rebellion, il tastierista/percussionista Pal Pot Pamparius e il batterista Chris Summers, che si unisce al gruppo in un secondo momento.
Il loro primo album ("Hot Cars And Spent Contraceptives", 1992) è decisamente il più cattivo e rumoroso, in cui figura ancora il primo vocalist della band, Harry Neger.
A questo lavoro segue "Never Is Forever" (1994), un disco di transizione in cerca dell'incisività dei dischi a venire in cui la band sperimenta nuove vie, specie con arrangiamenti acustici e melodici.
L'album successivo è "Ass Cobra", registrato a cavallo tra il '95 e '96 e pubblicato nel '97 per l'etichetta Sympathy for the Record Industry. Al terzo tentativo i Turbonegro fanno centro: il disco viene distribuito con successo anche negli Stati Uniti.
'Il rock and roll è sesso', urla a perdifiato Van Helsete, e la mente corre a una delle hit del disco, "I Got Erection", il cui ritornello intona pressapoco: ogni volta che cammino per strada/erezione/erezione.
Per l'occasione il gruppo sfoggia, ironicamente ma fino a un certo punto, un'immagine da macho sex-oriented e un'ambiguità sessuale di fondo che li accosta ai Village People ma in chiave rock: vestiti in denim, cappelli da marinaio, elmetti e baffoni (che poi sono gli elementi che da qui in avanti li contraddistinguono agli occhi del pubblico). Ma le similitudini con la disco band di New York finiscono qui.
Estremi e provocatori, i loro spettacoli dal vivo sono pieni di energia, perversione, umorismo per palati forti e trasgressione (uno dei loro numeri più a sensazione è la torcia infuocata nel sedere).
Il 1998 vede la luce il loro capolavoro, "Apocalypse Dudes", considerato uno dei dischi rock migliori del decennio, che è come un tuffo nel passato: mentre il rock mondiale prende a modello gente come Radiohead e Pearl Jam, i Turbonegro esprimono il loro meglio con un album che contiene alcune riuscitissime parodie di cliché glam-rock degli anni '70 e '80 e che, per la bravura dei suoi interpreti, non sfigura affatto nel confronto con l'elite di quel periodo.
Ma poco dopo la pubblicazione di "Apocalypse Dudes" e una serie di concerti la band improvvisamente si scioglie alla vigilia di un'esibizione a Milano: Von Helvete, da tempo dedito all'abuso di acido lisergico, volgarmente chiamato LSD, ha un collasso psichico e viene ricoverato d'urgenza in una clinica psichiatrica.
Nel 2000 viene pubblicato "Darkness Forever! Between The Lines In Hamburg And Oslo! ", un potente disco live che documenta il loro esplosivo ultimo show, avvenuto in patria (a Oslo) il 18 dicembre del 1998.
Ma le migliaia di fan dei Turbonegro, duri e puri come i loro eroi, non si rassegnano alla fine dei loro deliranti vichinghi rockettari. Non può finire così, non deve finire così.
E infatti non finisce: nel maggio del 2003 si concretizza l'acclamata reunion per un quinto, attesissimo album registrato in studio ("Scandinavian Leather"), che recupera il leader e cantante Von Helvete rimessosi in sesto.
Al disco segue un lungo tour europeo che tocca anche Milano e il Flippaut Cornetto Free Music Festival di Bologna del 2 giugno, per una maratona live con Audioslave e Queens Of The Stone Age, cioè alcuni dei gruppi più caldi sulla scena (Turbonegro a parte, ovviamente).
Il ritorno in sala d'incisione avviene assieme al produttore Steven Shane McDonald, che li mette sotto torchio fino a quando "Party Animals" (2005) non è pronto.
Poi si suona ancora parecchio in giro e l'8 marzo 2007 ecco arrivare "Do You Do You Dig Destruction", primo singolo estratto dall'album "Retox" (cui segue la consueta, lunghissima tournée in giro per il mondo).