Type O Negative

Type O Negative

Reietti delle metropoli degradate, psicopatici conclamati e suicidi recidivi, i Type 0 Negative sono il particolato della putrescenza morale del rock USA anni Novanta: un inferno, sonico, etico ed estetico che si trova all'incesto tra heavy metal, trash core, industrial e gothic.
Apocalittici dell'amoralità sonora e testuale, nel giro di una decina d'anni incidono solchi discografici purulenti con almeno un paio di album di nichilismo ed efferatezza trascendenti.
Leader e profeta maledetto è Peter Steele (censito all'anagrafe di New York come Ratajczyck) che striscia lungo gli anni Ottanta cantando in una band thrash metal chiamata Carnivore cui basta un album omonimo (1986) e il successivo "Retaliation" per deturpare un affresco putrescente della metropoli. Steele è un ex poliziotto incarognito con il mondo, e dopo lo scioglimento dei Carnivore è sull'orlo del suicidio: si arrabatta con lavori infimi, studia architettura e ingegneria, prova a dipingere, non trova una direzione. Sublima allora i suoi propositi di farla finita fondando i Type 0 Negative, la quintessenza del suo machismo razzista e sessita cui rendono forma sonora Kenny Hickey alla chitarra, Sal Abruscato alla batteria e soprattutto il quarto membro oscuro Josh Silver, che affoga il tutto nel tono melodrammatico delle tastiere.
Il primo nome della band è Subzero, ma quando Steele raggranella qualche dollaro donando sangue ribattezza la band con il nome dell'annuncio che gli aveva permesso di scavallare un'altra giornata a NY, Type 0 Negative, TON. La truce fama guadagnata con i Carnivore gli stende davanti al naso un contratto con la Roadrunner e dopo la firma sul pezzo di carta i TON registrano in sei deliranti settimane uno dei pochi veri capolavori del metal tutto: "Slow, Deep And Hard" è l'apoteosi dell'odio e dell'oltraggio, la catabasi della degenerazione sessuale, il corto circuito cerebrale, le mani che affondano nella terra dell'immoralità, della violenza e della misoginia. Album seminale per il nichilismo degenerato dalla squallore urbano, "Slow, Deep And Hard" segna anche la fusione al calor bianco tra thrash, hardcore, doom e gothic, come se fosse possibile che i Black Sabbath rifacessero i Joy Division.
Il disco scatena una furibonda sarabanda di polemiche e accuse, da quella di sessismo fino a quella di apologia del nazi-fascismo ma Steele continua a farsi beffe di tutti non rivendicando la chiave ironica e dissacratoria con cui ha rivestito i testi: purtroppo il riscontro di pubblico è strozzato da questo battage negativo e per uscire dal tunnel in cui si sono cacciati i TON decidono di registrare un album vagamente live. "The Origin Of The Feces" (1992) che in origine doveva rappresentare in copertina una foto dell'ano di Steele, in realtà è una serie di brani (buona parte materiale del precedente "Slow, Deep And Hard" ma anche la rivisitazione in chiave TON della hendrixiana "Hey Joe" ribattezzata "Hey Pete" e di "Paranoid" dei Black Sabbath) registrati in presa diretta in studio. È evidentemente un lavoro di passaggio visto che pochi mesi dopo sfornano "Bloody Kisses", album in controverso equilibrio tra le malinconie prog e le tastiere gothic di "Christian Woman" o "Black No.1", l'eversione hard core di "Kill All The White People" e il manifesto contrappositivo di "We Hate Everyone" in cui i TON rivomitano tutte le accuse ricevute per il loro album d'esordio. Il disco (destinato a diventare con gli anni di platino) trascina i TON in un tour lungo due anni durante i quali Steele comincia a rimuginare l'idea di liquidare la band, idea che manda su tutte le furie Abruscato che saluta la macabra compagnia e si unisce ai Life Of Agony.
Smontato definitivamente il palco live i TON ritornano nel loro studio di Brooklin con John Kelly alla batteria e si mettono al lavoro per il loro quarto album: "October Rust" è uno shock perché Steele dichiara che è il disco in cui i Beatles incontrano i Black Sabbath, con il freno tirato di ritmi non più forsennati come negli esordi, l'abbandono dei proclami politici e una sensazione di naturale conseguenza del precedente "Bloody Kisses". Il disco (in cui compare anche una cover da Neil Young, "Cinnamon Girl") è il preferito da Steele, soprattutto in termini di produzione, ma è decisamente lontano dai debordanti esordi, sia in termini musicali che tematici, ed è anche l'annuncio di una crisi latente: "World Coming Down" è l'epitaffio di un mondo in caduta libera verso la dissoluzione con Steele che, imbottito di droga e di lutti famigliari, si ricongiunge alle meditazioni apologetiche di "Slow, Deep And Hard" ma senza la glassa corrosiva dell'ironia con la quale faceva uno sberleffo al mondo intero.
L'anno successivo la Roadrunner pubblica la raccolta "The Least Worst Of Type 0 Negative" con i singoli europei, alcuni pezzi immortali e qualche track mai pubblicata prima e questa raccolta sembra l'incisione definitiva sulla pietra, ma nel 2003 Steele torna con "Life Is Killing Me" la sintesi ormai portata a maturazione del meglio e del peggio dei TON: potente come agli esordi, il disco appare come il lavoro di una band che sa esattamente quello che deve fare e che i fan si aspettano. Nel 2006 per 'festeggiare' il cambio di etichetta (passano alla tedesca SPV / Steamhammer) esce il DVD "Symphony For The Devil" che ripercorre una lunga carriera vissuta all'insegna della provocazione e dell'eccesso attraverso contenuti multimediali e il live al Bizarre Festival 1999 in Germania. Dopo più di 10 anni dal primo disco, nel 2007 arriva sugli scaffali dei negozi "Dead Again", un album che dimostra che i Type 0 Negative di grinta e di cose da dire ne hanno ancora una valanga; nonostante l'atmosfera un po' meno dark, resta comunque una buona dose di irriverente menefreghismo urlato con voci aspre, chitarre distorte e profondi echi doom.