Ultravox

Ultravox
  • Pop, New Wave, Pop/Rock, Post-Punk, Synth Pop, New Romantic, Alternative Pop/Rock, Electronica, Alternative/Indie
  • Dandy decadenti e futuristici, malinconici e ipertecnologici, gli Ultravox hanno segnato gli anni pionieristici [... altro]

Dancing With Tears In My Eyes

Dandy decadenti e futuristici, malinconici e ipertecnologici, gli Ultravox hanno segnato gli anni pionieristici dell'elettronica, forgiandone la forma etica ed estetica. Sotto il nome Ultravox si nascondono però tre storie diverse e tre momenti altrettanto diversi dell'avanguardia inglese.
Gli anni sono quelli pre punk, quando il Regno Unito è squassato dalla contestazione e dalla rabbia che sfocerà nel 1977 ed è in quell'era che prende corpo il primo nucleo degli Ultravox! (con il punto esclamativo, che scomparirà nella loro seconda vita): motore di tutto è John Foxx (all'anagrafe Dennis Leigh) che da studente del Royal College Of Art da vita ai Tiger Lily con Steve Shears (chitarra) e a Warren Cann (batteria) e Chris Cross (basso) reclutati con un annuncio su Melody Maker come si usava al tempo: dopo la pubblicazione quasi anonima del singolo "Ain't Misbehavin" il nome cambia in Ultravox! e soprattutto cambia la lineup della band con l'arrivo di Billy Currie, violinista e manipolatore di sintetizzatori che diventerà gradualmente l'anima creativa del gruppo. L'Island Records li mette sotto contratto anche grazie all'ispirazione di Brian Eno che intende produrli e dopo il singolo "Young Savage" esce il primo album omonimo con la mano dello stesso Eno e di Steve Lillywhite: "Ultravox!" è un disco ancora immaturo e forse troppo in anticipo sui tempi che osannano il punk sporco e distruttivo, ma segna un'epoca grazie alla lezione dei Kraftwerk, di cui gli Ultravox! recuperano il mito della robotica e dell'atteggiamento disincantato e surreale (questa volta si) tipicamente punk.
Nonostante i richiami a Bowie il disco passa quasi nel silenzio di critica e (grande) pubblico e viene notato solo dai precursori del movimento neoromantico che cominciano a seguire le mosse degli Ultravox!. La band esce poco dopo con "Ha! Ha! Ha!" (che contiene la celeberrima "Hiroshima Mon Amour") ma la band di John Foxx continua a muoversi solo nel mondo dell'avanguardia sperimentale. Il terzo album, "Systems Of Romance", ancor più asettico e teso verso l'estetica dell'inumano, vede la dipartita di Shears, sostituito da Robin Simon, ma soprattutto la prima teutonica produzione di Conny Plank: le vendite sono deficitarie come i precedenti, la Island rompe il contratto ma soprattutto "Systems Of Romance" serve da spartiacque storico tra le visioni di Currie, più attento alla moda nascente dei new romantic, e quelle di Foxx che insegue una forma sempre più minimale.
Non a caso dopo questo album Foxx lascia la band e si dedica alla carriera solista con "Metamax" del 1980 seguito da altri lavori dal tono sempre più alienato e alienante ("The Garden" nel 1981, "Golden Section" e "In Mysterious Ways" 1985) come anche fa Simon: la parabola degli Ultravox! sembra definitivamente chiusa ma Billy Curie in tour con i Visage incontra il vocalist e chitarrista scozzese Midge Ure e, richiamati Cross e Cann i quattro decidono di riportare in vita gli Ultravox (questa volta senza punto esclamativo). È l'inizio di una nuova vita: Midge Ure porta l'esperienza con l'ex-Sex Pistol Glen Matlock, il punk sembra ormai tramontato e anzi cominciano a farsi strada band come Blondie e Cars che ne rivedono il nichilismo in chiave dance e protoclub.
È in questo clima di riflusso e malinconia generazionale che gli Ultravox riescono a captare lo spirito di una nuova generazione e a trasformalo in musica: "Vienna" del 1980 è l'album che segna un'epoca spopolando nelle classifiche europee grazie all'affascinante singolo omonimo e soprattutto a "New Europeans", statuto culturale ed estetico della fine morale del vecchio continente. Conrad Plank lavora anche al disco successivo (e sarà l'ultimo) "Rage In Eden" che riconferma gli Ultravox a capo del movimento dell'avanguardia elettronica europea e dei temi del futurismo catastrofistico. Nel quasi disinteresse della critica contemporanea (che solo con ritardo di anni saprà capire il ruolo degli Ultravox nelle dinamiche della musica moderna) negli anni successivi escono una manciata di album che tendono sempre più verso la decandenza romantica: "Quartet" appare nel 1982, prodotto da George Martin e seguito l'anno successivo da "Monument: The Soundtrack", raccolta di esibizioni live con l'aggiunta di "Monument"; "Lament" del 1984 segna invece la fine del periodo migliore degli Ultravox regalando ancora un grandissimo singolo, l'omonima title track.
L'antologia di singoli "The Collection" è l'epitaffio prematuro sulla vita della band che si scioglie quando nel 1986 Warren Cann abbandona il quartetto. Da questo momento seguiranno una serie di malriusciti tentativi di tenere in vita il nome (come l'album "U-Vox" che vede Mark Brzezicki dei Big Country alla batteria) ma la storia degli Ultravox è davvero giunta al termine: Midge Ure intraprende la carriera solista che toccherà i suoi vertici con i singoli "If I Was" e "Breathe" (celebre per uno spot pubblicitario); Currie tenterà una reunion nel 1993 con Tony Fennell alla voce per "Revelation" e poi Sam Blue per "Ingenuity", entrambi due fallimenti di vendite; lo stesso Currie dopo il live "Future Picture" tenterà la carriera solista con "Transportation" ma quel utopico equilibrio che ha segnato la stagione migliore degli Ultravox non tornerà più e alla storia passerà la parabola di un gruppo che ha segnato come pochi la new wave anni Ottanta.