Van Morrison

Van Morrison
  • Blue-Eyed Soul, Rock, Pop/Rock, Folk-Rock, Jazz-Rock, Soft Rock, Album Rock, Singer/Songwriter, Adult Contemporary, Celtic Rock
  • Bluesman e poeta, incantatore e polistrumentista, irascibile profeta sovrappeso dai grandi occhi blu. [... altro]

Bluesman e poeta, incantatore e polistrumentista, irascibile profeta sovrappeso dai grandi occhi blu.
Legato alla tradizione, ma sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, Van Morrison va annoverato tra i grandi innovatori della pop music. L'incontro tra l'R&B, il jazz, il blues, il folk irlandese e la sua voce, la sua splendida voce, hanno creato una delle discografie più varie, elevate e mistiche del rock'n'roll.
Fiero, eccentrico e spigoloso, il Leone di Belfast è sempre stato refrattario ai trend commerciali, alienandosi le simpatie delle pop chart per decenni. Ma, seguendo solo il suo istinto e la sua visione musicale, ha saputo dare vita a un'opera sterminata ed eclettica, senza paragoni rispetto a qualsiasi altro artista, conquistandosi un seguito di veri appassionati in tutto il mondo.
George Ivan Morrison nasce a Belfast, Irlanda del Nord il 31 agosto 1948 e incomincia subito a respirare l'aria giusta: sua madre è una cantante, il padre colleziona furiosamente classici del jazz e blues americano. A 15 anni molla la scuola e si unisce ai Monarchs, una band locale di R&B, e gira l'Europa suonando, per poi tornare in patria e formare un suo gruppo, i Them.
La musica dei Them, influenzata dagli eroi di Morrison (Ray Charles e Little Richard), si guadagna un devoto seguito nei dintorni di Belfast e nel 1964 arriva il primo singolo, "Don't Start Crying Now". Il seguito, un'elettrizzante rilettura di un brano di Big Joe Williams ("Baby Please Don't Go") sbanca le classifiche inglesi nel 1965. Un altro singolo è "Gloria" che, nonostante all'epoca non venga osannato come si deve, nei decenni è entrato a far parte del pantheon del rock, rivisitato dai più grandi, dai Doors a Patti Smith.
I Them cambiano formazione di continuo anche sotto l'insistenza del produttore Bert Berns, finchè Morrison, frustrato, decide di farla finita con la musica e di lasciare il gruppo dopo il tour negli Usa nel 1966, tornando a Belfast.
Poi Berns si sposta a New York, fonda la Bang Records e convince il ritroso Van a seguirlo e a lavorare da solista: il risultato delle prime session è la brillante "Brown-Eyed Girl" (originariamente intitolata "Brown-Skinned Girl"), una delle hit più famose del 1967, che con il suo ritmo da festa di campagna resterà nella memoria del rock. In compenso l'album che la contiene, "Blowin' Your Mind", è più che mai controverso e nonostante la bellissima e straziante "T.B. Sheets", provoca un'altra rottura tra i due: Berns pubblica contro la volontà dell'artista e questi torna a ritirarsi nella sua terra, disgustato dallo showbusiness.
Ma il destino è in agguato: Berns viene colpito da un fatale attacco di cuore a fine '67 e Morrison si ritrova libero dagli obblighi contrattuali con la Bang. Nel 1968 esce il primo album per la nuova etichetta (Warner Bros), "Astral Weeks". Una rassegna di piccoli schizzi poetici e sofferti in folk-style, in cui la voce incendiaria di Morrison raggiunge la massima espressione, supportata da un ensemble jazz di altissimo livello (tra cui Richard Davis al basso e Connie Kay alla batteria). Epico, personale, complesso, dark, assoluto. È considerato il capolavoro del grande irlandese e uno dei dischi più importanti di tutti i tempi. "Beside You", "Madame George", "Sweet Thing" fanno storia. Naturalmente, passa quasi inosservato.
Nel 1970 è la volta di "Moondance", tanto solare quanto "Astral Week" è oscuro, e arriva il successo di classifica: l'LP entra nella Top 40 e marchia il terreno per sempre con "Caravan" e "Into the Mystic". La prima metà dei '70 è il periodo più fertile di tutta la carriera di Van, ispirato dalla passione per la ricerca musicale e dall'amore per la moglie Janet Placet, con la quale si trasferisce in California.
Dopo "His Band And The Street Choir" e il grande successo del singolo "Domino", l'artista sforna "Tupelo Honey" nel 1971, una meditazione agreste sulle gioie del matrimonio, interpretata al meglio nell'hit "Wild Night". L'anno successivo arriva "St. Dominic's Preview" e l'idea di formare la Caledonia Soul Orchestra, che lo accompagna sia in studio (per l'album "Hard Nose the Highway", 1973) che in tour ("It's Too Late to Stop Now", live dell'anno successivo); ormai Van Morrison è uno dei Re della musica.
Ma non per questo il suo caratteraccio cambia o si accomoda: in un anno scioglie la band, divorzia e torna a Belfast. E racconta senza veli i suoi travagli interiori nello stupefacente "Veedon Fleece" del '74.
Poi tre anni di silenzio, compreso qualche progetto abortito, fino all'LP dall'appropriato titolo "A Period of Transition".
Morrison è grande e grosso ma spesso soffre di terrore da palcoscenico: nel 1978 si cimenta per la prima volta in tour dopo quasi 5 anni, come supporter dei Wavelenght. Le sue performance sono sempre più bizzarre e la leggenda racconta di concerti stravaganti, imprevedibili, comunque indimenticabili, in cui il Rosso trascina le folle all'entuasiasmo mistico o le lascia di sasso abbandonando il palco indispettito per un applauso fuori posto: è il caso del 1979, al Palladium di New York, quando molla tutto a metà stage.
È in agguato il classico periodo di involuzione, che inizia con "Into the Music", (pubblicato a fine 1979), un disco che evoca suggestioni un po' più convenzionali del solito, così come "Inarticulate Speech of the Heart" (1983), "A Sense of Wonder" (1985) e "No Guru, No Method, No Teacher" (1986). Sono certo ottimi dischi, pensati e arrangiati con classe, ma senza lo smalto del decennio precedente, o meglio, senza novità, senza passi avanti.
Il 1988 è il momento dell'esperimento folk con i leggendari Chieftains, mostri sacri della tradizione irlandese: ne esce "Irish Heartbeat", una collezione di brani storici molto apprezzata dagli esperti.
L'anno dopo, "Avalon Sunset" rilancia Morrison sul piano della classifica, grazie anche al singolo "Whenever God Shines His Light" (un duetto con Cliff Richard che raggiunge la Top 20) "Have I Told You Lately That I Love You" (che diventa un vero e proprio standard, ripreso da Rod Stewart e portato fino alla Top 5 Usa nel 1993).
Un'altra prova della rinnovata popolarità del poeta irlandese è "Best of Van Morrison" per la Mercury, che diventa il suo album più venduto, diffondendo il suo culto nel 1990 a una nuova generazione di fans.
Rinvigorito dal buon momento, torna in studio lo stesso anno per registrare "Enlightenment", seguito la stagione dopo dal doppio "Hymns To The Silence", un lavoro impressionante per l'intensità, che fa tornare in mente l'ispirazione di "Moondance".
Gli anni '90 proseguono in maniera coerentemente eclettica: "Too Long in Exile" (1993) è un ritorno alle radici con cover di classici blues e R&B, mentre in "Days Like This" (1995) coinvolge perfino la figlia Shana in un duetto ("You Don't Know Me"). Nel 1996 incide, con il pianista Georgie Fame, "How Long Has This Been Going On" (per la Verve), un album di jazz tradizionale, a cui segue "Tell Me Something: The Songs of Mose Allison", in collaborazione con lo stesso Allison.
Il mix tra passato e futuro è l'intuizione che Van porta avanti negli anni successivi, alternando album da studio ("The Healing Game", 1997, "Back on Top", 1999) e collezioni di materiale raro o live ("The Philosopher's Stone", 1998 e "The Skiffle Sessions" e "You Win Again", 2000).
Gli spettacoli live sono sempre un terno al lotto per gli spettatori, che però non rinunciano ad affollare i palazzetti per ascoltare le magie del vecchio irlandese. Tra i tour degli anni '90 si ricorda quello in coppia con Bob Dylan, un altro leggendario ritroso: l'evento, l'emozione, le vibrazioni sono state di quelle impossibili da raccontare.
Nel 2002, Van Morrison ritorna nelle file della Polydor Records e pubblica l'album "Down The Road", che esce a maggio. La road di cui si parla nel titolo è – senza dubbio – una strada musicale che l'artista irlandese conosce fin troppo bene. Quella stessa strada che lo ha portato lontano da casa e che ora lo sta riavvicinando alle sue origini. Anticipato dal singolo "Hey Mr. DJ", il disco comprende 14 nuove tracce fra cui "Georgia", cover della famosa hit di Ray Charles, e "Evening Shadows", uno strumentale di Aker Bilk a cui Morrison aggiunge la magia dei suoi testi. Il resto sono brani originali, ognuno una gemma preziosa.
Come da copione, l'uscita dell'LP è seguita da apparizioni dal vivo.
Nell'ottobre 2003 Van The Man, dopo aver saltato alcuni concerti i Galles per la frattura di una costola, sforna un altro CD, "What's Wrong With This Picture?", per la prestigiosa etichetta Blue Note: è il trentesimo disco, un traguardo raggiunto da pochi artisti, e a soli 58 anni. Non è un caso la produzione Blue Note, visto che il lavoro di Morrison ha una personalità decisamente sofisticata, con 11 brani ricchi di venature jazz e blues e due cover di standard jazz. Come dice lui stesso nel brano "Goldfish", "Non è rock and roll, è folk con ritmo e un po' di soul".
Insomma, il solito vecchio Van che ti avvolge in un sound contemporaneamente passionale e raffinato e ti emoziona con la sua voce immortale.