Violent Femmes

Violent Femmes
  • New Wave, Post-Punk, College Rock, Alternative Pop/Rock, Alternative/Indie
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Immaginatevi la cerimonia di apertura della National Honor Society di Milwaukee, più o meno all'inizio degli anni ottanta: scolaretti ordinati, professori da telefilm tipo “La Famiglia Bradford”, un bel teatro di provincia e le solite raccomandazioni alle band che salgono sul palco. Mi raccomando ragazzi, fate i bravi.
Bene, ora metteteci due tra i più strampalati, stralunati e borderline musicisti della storia del rock: Gordon Gano, cantante, chitarrista, violentatore di banjo, figlio di un predicatore battista e Brian Ritchie, bassista e xilofonista fanatico del didgeridoo e di strumenti giapponesi, incontratisi per caso la sera prima in un club punk della città del Wisconsin.
Ok, ora provate a immaginare cosa potrebbe essere successo se a metà di una noiosetta ballata scolastica i due avessero inserito la loro nerd's hit “Gimme The Car”, l'inno di battaglia di tutti i neopatentati che il sabato sera vogliono le chiavi della macchina di papà per andare a pomiciare con la ragazzina dei sogni. Se avete immaginato il tutto, l'esito è scontato: un pogo di dimensioni colossali, sala da concerto devastata, Gordon Gano espulso dal college e la firma sull'atto di nascita di uno tra i più dissacranti gruppi della storia del rock americano, i Violent Femmes.
Le leggende sul nome si sprecano, e gli stessi Violent Femmes non hanno mai mancato di raccontare fandonie sempre più surreali. Da quella che vuole accostare Violent a Femmes, che nello slang di Milwaukee sta per wimp. A quella che il nome sia nato per caso nella mente di Brian Ritchie durante una conversazione con Jerry Fortier sulla nuova band del fratello di Brian (che in realtà faceva l'assicuratore). Fino a quelle che lo riconducono a una marca di assorbenti igienici o al nomignolo con cui venivano indicati i travestiti di Milwaukee. Sta di fatto che l'ossimoro suonava davvero bene e che l'altrettanto incoerente percussionista Victor De Lorenzo, guru della ritmica improvvisata grazie all'uso di bidoni, pentole, catini e altre superfici da percuotere con le fruste più che con le bacchette, non ci pensò due volte e si arruolò nella band.
Fedeli alla loro idiosincrasia verso l'organizzazione di qualsiasi aspetto della loro vita, i tre Violent Femmes passano i primi anni a suonare spesso nei club della regione dei grandi laghi e altrettanto spesso nelle strade attorno agli stessi club dai quali volentieri vengono buttati fuori. Una solida fama di buskers e la scoperta da parte di Chrissie Hynde dei Pretenders, che li invitarono a suonare sui loro stessi palchi sono il risultato di quegli anni incendiari.
La mitica Slash non se li fece scappare, come molte altre band underground dell'epoca, e con i 10mila dollari sganciati dal babbo di Victor De Lorenzo i Violent Femmes pubblicarono nel 1983 il primo omonimo album. Prototipo del vero garage sound “Violent Femmes” è un disco che nasce all'insegna del punk minimalista ed essenziale, tra blasfemia kitsch e momenti di blues sgangherato e volutamente demenziale. Un disco che è uno scossone violento per la scena underground americana dell'epoca e che inventa di fatto un nuovo stile, all'incrocio tra blues, jug e country- vaudeville in atteggiamento lo-fi.
Lo stile scorbutico e sgraziato torna anche nel successivo “Hallowed Ground”, in cui le liriche di Gordon Gano cominciano a riflettere insistentemente della sua devozione battista in perenne equilibrio tra il tono di un burlone filosofo e quello di un predicatore illuminato. Un vangelo di piccoli bozzetti della provincia americana accompagnato da una architettura musicale sofisticata.
“The Blind Leading the Naked” prodotto da Jerry Harrison dei Talking Heads sembra procedere nella direzione di un suono maggiormente mainstream ma dopo la pubblicazione dell'album i Violent Femmes si sciolgono, con il solito corollario di motivazioni che vanno dalla asfissia artistica al desiderio di provare le strade dell'esperienza solista.
La band riappare nel 1989 con l'album “3” di cui solo "Nightmares" e "See My Ships" mostrano il ricordo dei primi approcci folk punk acustici, che invece tornano nell'album del 1991 “Why Do Birds Sing?”, soprattutto nella cover decostruttivista di "Do You Really Want to Hurt Me?" dei Culture Club. Ma dopo l'uscita della raccolta “Add It Up” De Lorenzo lascia nuovamente la band, sostituito dal batterista di Oli Taster e BoDeans Guy Hoffman in tempo per l'uscita nel 1994 di “New Times”, ricco di brani eccentrici e di incursioni nei più diversi generi musicali, dallo swing alla polka, fino alla techno dance.
“Rock!!!” delude lo zoccolo duro dei loro fans, teenager di ieri e di oggi, prima che il successivo live “Viva Wisconsin” del 1999 riporti all'antico smalto la furia iconoclasta e frustrata di punkettari e apostoli della generazione X assortiti. Registrato nel corso di un tour di una sola settimana nell'ottobre del 1998, “Viva Wisconsin” è un tuffo nel sound germinale degli esordi, fatto di basso, chitarra e percussioni acustiche lungo le hits della loro carriera.
L'uscita del primo album in studio dal lontano 1994, “Freak Magnet” del 2000 è invece una scossa sorprendente per tutte le femmine violente del globo, un ritorno potente e sincero alle radici punk folk della band che se non segna una vera rinascita dei Violent Femmes rimane come un solido album della loro discografia.
L'edizione deluxe di “Violent Femmes” nel 2002 non è solo la rimasterizzazione del loro album di debutto ma una vera e propria cornucopia di rarità, pescate tra le molte esibizioni estemporanee della loro carriera ultratrentennale.