Waldeck

Waldeck
  • Club/Dance, Electronica, Trip-Hop, Downtempo
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Defenceless

Avete mai sentito parlare del Vienna Sound? Un mix tanto malinconico quanto irresistibilmente groovy fatto di trip-hop e electronica i cui pionieri sono il duo Kruder & Dorfmeister? No? Aggiornatevi e aggiungete alla lista Klaus Waldeck.
Il nostro inizia a prendere lezioni di piano all'età di sei anni: a 15 interrompe bruscamente la sua carriera di futuro Chopin quando, spinto da un'irrefrenabile curiosità e da un'eccessiva fiducia nelle proprie capacità manuali, distrugge un costosissimo Bechstein nel tentativo di ricollegare le corde all'interno.
Non si sa molto di quello che succede nel periodo successivo, tranne che il musicista si accorge di nutrire un certo interesse per la Legge, tanto da diventare avvocato specializzato in diritti d'autore.
Poi, un giorno, la scintilla musicale riprende ad ardere, grazie a George Harrison: quando il Beatle viene perseguito legalmente per aver copiato una vecchia melodia Motown, Klaus si rende conto che “l'unico modo per andare avanti è lavorare a una melodia fino a che non appartiene più a nessuno”.
Così si trasferisce – insieme a tutta la sua colossale collezione di equipment elettronico – in Inghilterra: concentrando la sua attenzione sulla musica più che sugli studi legali che inizialmente lo avevano attirato, comincia a mixare tracce per etichette house e techno come la Chocis Chewns e si trova coinvolto nella scena trip hop londinese.
Questa esperienza gli apre gli occhi su molti aspetti dell'industria discografica.
Nella metropoli britannica incontra i suoi futuri collaboratori vocali: Joy Malcolm, ex-cantante degli Incognito, e Brian Amos (quest'ultimo aveva lavorato a progetti di spicco come i Pressure Drop) che più tardi parteciperanno al suo album di debutto.
Nel 1996 Klaus ritorna nella natale Vienna e produce l'EP “Northern Lights”, con il quale si fa notare a livello internazionale grazie alla cover trascendentale e delirante di “Aquarius”. Il primo LP, “Balance of the Force”, arriva nel 1998 per la E-Magine: qualche mese dopo viene data alle stampe “Balance of the Force – Remixed” che include rilavorazioni dei suoi pezzi da parte di Thievery Corporation, Rockers Hi-Fi e Fauna Flash.
A differenza di altri artisti di electronica, Waldeck si focalizza molto sulla performance live e riesce a trasportare la vibe dei suoi dischi on stage nel primo tour del 1999, usando proiezioni, effetti, un divano, una lampada e una pila di riviste (!) che rendono l'esperienza di un suo concerto - fatto principalmente con campionatori - decisamente 'viva'.
L'avventura negli ingranaggi più organici dell'electronica continua nel 2000 con “Who Is Waldeck” e l'anno seguente con “The Night Garden”, una collezione di pezzi dolce-amari che vengono rivisitati in “Reflowered”, disco di remix sui-generis affiorato nel 2002 che vanta la presenza di remixer come Mathew Herbert, Kid Loco, Jung Collective e Mushroom Dive (misterioso personaggio che alcuni pensano sia l'alter-ego di Waldeck).
Così, il giardino notturno dei suoni della reale Vienna viene riempito di ottoni filtrati, sound caraibici, loop da quartieri a luci rosse e acid house. Una follia che segna l'anelata libertà dal mondo delle major e il debutto della label indie fondata dallo stesso Klaus, la Dope Noir.