Whitesnake

Whitesnake
  • Rock, Hard Rock, Pop-Metal, Arena Rock, Hair Metal, Heavy Metal
  • Il gruppo che ha trasformato l'hard blues in adult oriented rock. Ha sempre diviso gli appassionati di [... altro]

Il gruppo che ha trasformato l'hard blues in adult oriented rock.
Ha sempre diviso gli appassionati di rock, David Coverdale. Non sono in pochi a sostenere che il lungocrinito frontman equivale a una mezza sciagura per la storia dell'hard rock. C'è chi non gli perdona l'aver sostituito Ian Gillan nei mitici Deep Purple. E chi soprattutto non vuol mandar giù che proprio grazie a Coverdale e ai suoi Whitesnake i suoni prossimi all'heavy metal siano invece diventati materia malleabile per le charts.
Per costoro sarebbe infatti proprio Coverdale ad aver aperto al suono sempre più commerciale di Def Leppard, Bad English e Bon Jovi. Una cosa è sicura: come ogni grande vocalist del rock duro, anche Coverdale ha bisogno di un axeman alla sua altezza, che sia capace di tradurre le sue intuizioni in vertiginosi assoli di chitarra. Ma se Ronnie James Dio e Ozzy Osbourne prediligono i chitarristi più duri, allevati a suon di partiture barocche e scale classiche, Coverdale ama dare spazio a una chitarra più melodica, cantabile e blues, che il pubblico alla lunga ha premiato con un successo commerciale che è mancato ad altre ugole d'acciaio.

Partiamo dai Deep Purple.
A metà degli anni Settanta la più grande band di hard rock del decennio attraversa una crisi profonda: il chitarrista Ritchie Blackmore, classe 1945, non riesce ad armonizzare i fraseggi della sua Stratocaster con la voce sporcata di blues di David Coverdale (classe 1951).
Sono sempre di più a rimpiangere il fatto che la band non abbia assoldato il cantante dei Free (Paul Rodgers) in luogo di Coverdale per sostituire Ian Gillan. Dall'altra parte, c'è il duo composto da Glenn Hughes e Tommy Bolin, che vorrebbe imporre al gruppo una virata funk, e che fa fronda all'interno della band. In polemica con queste scelte, Coverdale lascia i Purples e dà spazio alla sua vena solista, peraltro già testata in due ottimi album di blues, "Whitesnake" (1977) e "Northwinds" (1978).
Coverdale crea così i Whitesnake, chiamando alla propria corte il leggendario tastierista John Lord, la vera e propria mente dei Deep Purple, e un'ottima coppia di chitarristi, formata dall'ex Juicy Lucy Mick Moody e da Bernie Mardsen, già nei Babe Ruth. Completano la lineup il bassista Neil Murray e il batterista David Dowle.
Il successo arriva già al primo singolo, "Ain't No Love In The Heart Of The City", ed è doppiato dall'ottimo album d'esordio, "Trouble" (1979). Ma la vetta è il lavoro successivo, per cui viene assoldato un altro ex Deep Purple, il batterista Ian Paice: "Lovehunter" (1979), in cui la formula hard blues della band arriva alla perfezione formale. Il miracolo di Coverdale consiste nella scelta di una coppia di chitarristi bravissimi nel songwriting, e non eccessivamente narcisisti da appesantire il suono di inutili assoli. Il gioco viene così bene che l'anno successivo si replica, con un disco se possibile ancor più perfetto: "Ready An' Willing" (1980) sposa la causa di un heavy rock di classe purissima, anche grazie al classicissimo "Fool For Your Loving", che Coverdale scrive inizialmente per BB King, uno dei suoi idoli blues.

Gli anni Ottanta iniziano in salita.
Per i Whiteskake la difficoltà maggiore consiste nel non ripetersi: l'unica via è quella di un indurimento del suono, mentre le liriche hanno riferimenti sessuali sempre più espliciti. "Come An' Get It" (1981) punta su un suono tiratissimo e su fraseggi di chitarra quanto mai heavy, e cede il passo l'anno successivo a "Saint And Sinners", l'ultimo album inciso con la formazione classica. Il disco mostra qualche banalizzazione e cedimento sotto il profilo della scrittura musicale, e Coverdale dà il via a una vera e propria epurazione, estromettendo dalla lineup Bernie Marsden, che è peraltro l'autore della maggior parte dei successi del gruppo, Neil Murray e l'amico di vecchia data Ian Paice. Al loro posto arrivano il chitarrista Mel Galley, il bassista Colin Hodgkinson e soprattutto Cozy Powell alla batteria. Con questa formazione, Coverdale si presenta da headliner al festival di Donington, e ottiene un clamoroso successo. La stabilità del gruppo è però definitivamente minata, al punto che "Slide It In" (1987), l'album successivo, esce addirittura in due versioni, ciascuna con una lineup differente. La novità sostanziale è comunque la fuoriuscita dal gruppo di Mick Moody, sostituito da John Sikes, ex Thin Lizzy, che convince Coverdale a dare una svolta al suono, in virtù di una formula più accessibile e melodica.

E arriva il tempo degli album d'oro.
Su imbeccata di John Sikes nasce "1987" (1987), uno degli album più fortunati commercialmente nella storia del rock. Coverdale ha anche cambiato look, con capelli biondi e ultracotonati, abiti sgargianti, pose sexy e video 'bollenti' ai limiti della censura. L'album è però di alto livello, e rappresenta una rivisitazione in chiave di hard melodico del classico suono dei Led Zeppelin. Alcune pagine, come "Still Of The Night", sono sospese tra "Black Dog" e "Kashmir", e Sikes prende a suonare la chitarra con l'archetto proprio come Page. Coverdale rilegge anche se stesso in chiave più pop, rifacendo "Here I Go Again", e firma la bellissima ballata "Is This Love". Senza quest'album di adult oriented rock è impossibile capire lo sviluppo, anche sotto il profilo strettamente commerciale, che l'hard&heavy incontra nel decennio successivo. Coverdale peraltro, come suo costume, poco dopo la fine delle session di registrazione ha già allontanato Sikes, sostituendolo con la coppia Vivian Cambell più Adrian Vandemberg. Alla vigilia dei lavori per il seguito di "1987" Campbell però se ne va, mentre Vandemberg soffre di un'infiammazione ai tendini della mano. Viene così chiamato in fretta e furia Steve Vai, che si dimostra troppo egocentrico e concentrato solo sugli assoli di chitarra: "Sleep Of The Tongue" (1989) nasce così col piede sbagliato e si rivela un cedimento a un suono troppo commerciale, nonostante l'indubbia bellezza di alcune hit a presa rapida. Questo è di fatto l'ultimo lavoro interessante della band, che negli anni Novanta si accomiata definitivamente dai fan.

Gli ultimi fuochi.
Dopo anni di pausa forzata, nel 1997 Coverdale decide di riformare i Whitesnake (dei vecchi compagni rimane solo Adrian Vandenberg) e di pubblicare "Restless Heart", album che rimane nel solco dei precedenti due lavori del gruppo, senza cedere a restyling pop-metal tanto di moda in questi anni.
Però nuovamente tutto si ferma e Coverdale si concentra sull'album solista "Into the Light" (2000).
Bisogna aspettare il 2003 per rivedere la band tornare sotto i riflettori: l'occasione è il 25° anno di vita. Coverdale presenta una formazione composta da Doug Aldrich (chitarra), Reb Beach (chitarra), Marco Mendoza (basso), Tommy Aldridge (batteria) e Timothy Drury (tastiere). Insieme tengono una serie di concerti.
Poi, all'inizio del 2005, Mendoza lascia e viene sostituito da Uriah Duffy. Circa un anno più tardi, a febbraio del 2006, esce il DVD "Live... In The Still Of The Night" e viene annunciata una tournée estiva in giro per il mondo.