William Elliott Whitmore

William Elliott Whitmore
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Hell Or High Water

Folk e blues, però old style.
Nella voce e nella musica di William Elliott Whitmore risuona un mondo ormai cristallizzatosi nel mito degli Stati Uniti, ed è forse per questo che la sua produzione sa affascinare il pubblico degli anni duemila, sia quello che si identifica col punk urbano sia quello che riscopre le radici campagnole.
Nato nel 1978 e cresciuto in una fattoria di Lee County (Iowa), Whitmore esordisce nel 2003 grazie all'etichetta Southern Records. Il disco si intitola "Hymn For The Hopeless" e rivela al panorama indie una voce roca, scura, fatta per il vecchio blues e per il folk delle radici. Ad accompagnarla ci sono arrangiamenti minimali: un banjo, talvolta la chitarra, giusto un accenno di percussioni, tutto suonato da Whitmore.
La formula si ripete fortunata anche nei successivi "Ashes To Dust" (2005) e "Song Of The Blackbird" (2006), che confermano la fertilità del nuovo movimento 'pastorale' (così lo definisce il Chicago Tribune, affiancando Whitmore a Bon Iver e ai Fleet Foxes). Così le esibizioni live si susseguono con successo, mentre si fanno più frequenti le collaborazioni con altri musicisti, come ad esempio quella con Jenny Hoyston degli Erase Errata che porta nel novembre 2006 al disco "Hallways Of Always".
Di nuovo tour, di nuovo qualche collaborazione sparsa, poi a febbraio del 2009 arriva "Animals In The Dark", debutto con l'etichetta Anti ed esperimento in direzione di arrangiamenti più da band che da solista: organo, archi, cose così. Un'evoluzione che i fan statunitensi possono ascoltare dal vivo nel tour d'inizio anno, mentre l'Europa deve aspettare il mese di aprile.