Wolfmother

Wolfmother

Dall'Australia con furore hard rock.
Quando si dice affondare le radici nel passato: il sound dei Wolfmother è tutta una questione di ruvidità, chitarre e ritmica in pieno stile anni Settanta (fine dei '60, inizi dei '70, per l'esattezza). Significa muoversi negli ambiti che furono di band come Blue Cheer, Black Sabbath o Led Zeppelin: stessa carica adrenalinica, stesso universo sonoro, solo recuperato 30 anni dopo e riproposto a partire dal 2000. Con una scoperta interessante: funziona ancora.
Dietro i Wolfmother ci sono tre australiani doc: Andrew Stockdale (voce e chitarra), Chris Ross (basso e organo) e Myles Heskett (batteria). Si incontrano nel 2000, a Sidney, e decidono che l'idea di suonare insieme non è affatto male.
All'inizio le cose procedono con calma, anche perché ognuno di loro si occupa di altro: Andrew di fotografia, Myles di grafica, Chris di ogni cosa che sia digitale.
È solo nel 2004 che decidono di registrare un demo: l'idea è quella di distribuirlo nei locali per convincere i gestori a concedere serate live, ma le cose vanno molto meglio di così e nel giro di poco tempo i Wolfmother si ritrovano a riregistrare le tracce per l'etichetta locale Modular Records. Entro la fine del 2004 il loro primo EP ufficiale diventa realtà (si intitola "Wolfmother").
Le reazioni sono lusinghiere e allora ecco arrivare il primo disco lungo, che non cambia nome e si chiama anch'esso "Wolfmother". Uscito a gennaio del 2006, l'album viene registrato a Los Angeles, presso i leggendari studi Sound City, e con il preciso intento di catturare l'impatto emotivo delle esibizioni live. Significa che qualche imperfezione nell'esecuzione ci sta pure, purché il feeling sia quello giusto.
Dopo l'uscita del disco la band si imbarca in una lunga tournée, che la porta negli States e in Europa.