Zero 7

Zero 7
  • Electronica, Downbeat, Trip-Hop, Acid Jazz, Downtempo, Electronica, Ambient Techno
  • Con appena un pugno di uscite tra le mani, gli Zero 7 hanno creato quel brusìo che le maggiori label [... altro]

Crosses (Video)

Con appena un pugno di uscite tra le mani, gli Zero 7 hanno creato quel brusìo che le maggiori label e rock band a volte sognano per un'intera carriera. Le tappe? La rendition di "Climbing Up The Walls" dei Radiohead, il remix orchestrale di "Love Theme From Spartacus" di Terry Callier; fino alle reinterpretazioni del country-soul USA con un ultra-raro remix di "Up With People" dei Lambchop, tributo al soul anni '60 e all'arrangiatore jazz Charles Stepney. Così gli Zero 7 si aggiudicano il plauso di fan come Gilles Peterson e del magazine The Face nel giro di pochissimi mesi. Che potrebbe sembrare un exploit eccessivo se le due menti che si nascondono dietro al nome Zero 7, Henry Binns e Sam Hardaker, non avessero fatto la loro gavetta su e giù per i corridoi delle case di registrazione londinesi.
I due ragazzi cresciuti insieme a nord di Londra hanno sempre fatto tutto insieme fin dalla fine degli anni '80, quando iniziano a studiare sound engineering, uno focalizzandosi su soul, jazz e classica, l'altro sull'hip-hop. Entrambi iniziano a fare pratica ai RAK Studios di Mickey Most, dove passano un paio d'anni a vedere rockstar come Robert Plant e i Pet Shop Boys darsi pacche sulle spalle con le pub-band durante il weekend. Insomma, un paio d'anni a smanettare attorno a suoni che non catturano il loro cuore fino in fondo. Ma si sa, il lavoro sporco del sound engineer spesso impone di ingoiare anche qualche boccone un po' amaro.
Poi un bel giorno Nigel Godrich, vecchio amico dei tempi dell'università ma soprattutto produttore di "Ok Computer" dei Radiohead, dà loro la possibilità di remixare "Climbing Up The Walls". Henry e Sam non hanno ben idea di cosa abbiano combinato con l'hit del signor Yorke fino a quando non accendono la radio e sentono Gilles Peterson che la sta suonando. Il guru di Radio One se n'era innamorato e commissiona ai due di dare alla leggenda del soul – Terry Callier – un tocco di orchestrale lucentezza per riportarlo agli splendori di un tempo.
Le 1000 copie del loro EP di debutto vengono esaurite in pochi giorni, il campionamento di Gilles Peterson – "This World" - mostra che il duo sa come remixare un pezzo, mentre la vertiginosa suonata di ottoni e archi "Out of Town" vede Sam e Henry delimitare i loro territori come (rispettivamente) i figli adottivi di John Barry e George Martin. "Likufanele" sposa la loro visione orchestrale con cori gospel mozzafiato africani.
Con l'uscita nell'estate 2001 del loro album di debutto "Simple Things", arriva finalmente l'occasione di comprendere la loro classe distillata. Ancora downbeat e downtempo, ma mai senza emozioni (anche grazie alle gemme di voce di Mozez, Sia Furler e Sophie Barker): "Simple Things" è una dichiarazione di intenti e un certificato di qualità. Un album che fa tornare i chill-out più pretenziosi alle loro tastiere e ai sample ironici. Il sound va dalle colonne sonore di alcuni thriller con Steve McQueen e Ali McGraw resi attuali dal potere dell'acid-synth industriale, all'easy listening e all'hip hop, dal soul anni '60 all'ambient.
Subito dopo gli Zero 7 si cimentano nel disco di remix "Another Night Late" (2002) che smorza la luce e calma le attese dei fan fino all'uscita di "When It Falls", con l'immancabile partecipazione di Sophie Barker e la novità di Tina Dico. Album che sfuma verso il black i delicati equilibri dell'esordio senza tradirne la morbida musicalità sospesa tra soul ed elettronica bristoliana.