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Vele a dire una tostissima storia di vendetta e un'aristocratica ricerca di misticismo.
SYMPATHY FOR LADY VENGEANCE
Gli amanti del regista Chan-wook Park se l'aspettavano e hanno avuto la loro conferma: dal punto di vista narrativo questo film è una bomba, come del resto lo erano gli altri 2 capitoli della trilogia dedicata al tema della vendetta ("Sympathy For Mr. Vengeance" e "Old Boy", Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2004).
"Sympathy For Lady Vengeance" racconta la storia di una giovane donna imprigionata per un crimine che non ha commesso. Dopo anni di galera passati diventando un vero e proprio archetipo di bontà, la donna esce e porta a compimento una vendetta pianificata molto tempo prima (non vi diciamo troppo per non rovinarvi i colpi di scena).
Il film conferma la predilezione del regista per una narrazione destrutturata e per uno stile di regia elegante e di grande impatto visivo (anche se dal punto stilistico questo suo ultimo lavoro è meno perfetto di "Old Boy").
Splendido l'utilizzo della colonna sonora (è una delle cose che Park maneggia meglio) e splendida l'interpretazione della protagonista Yeong-ae Lee (c'è già chi vorrebbe fosse premiata come migliore attrice): alla fine il pubblico decreta applausi convinti ed esce un po' provato dal devastante impatto narrativo della storia (che peraltro ti costringe a parteggiare per una morale politicamente scorrettissima).
ESPELHO MÁGICO
Manoel de Oliveira è un regsita portoghese nato nel 1908 che negli ultimi 15 anni ha girato qualcosa come 17 film. Vale dire, più di un film all'anno dagli 82 ai 97 anni d'età: roba da Guinness dei primati.
De Oliveira è di casa al Festival di Venezia: ha vinto il Leone d'Oro nel 1985 e ha portato qui moltissime sue pellicole. Adorato dai critici, che non perdono occasione per elogiarne il genio, è un regista dallo stile molto personale, certamente non facile: inquadrature fisse, pochissimi movimenti di macchina e lunghi dialoghi. Insomma, l'opposto di quello che oggi va per la maggiore.
Con "Espelho Magico" non si è smentito. È un film di poco più di due ore che racconta i turbamenti religiosi di una donna aristocratica desiderosa di avere una visione della Madonna. Facile intuire che non si tratti di un blockbuster tutto azione ed effetti speciali: de Olveira non fa sconti a nessuno e confeziona un film complesso, che affronta in maniera lucida e a volte ironica un tema inconsueto.
Forse non si tratta del vertice del suo cinema, ma è difficile discutere un maestro come lui.

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