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Il palcoscenico è una sorta di astronave gigante. Quando - alle 21 in punto - il cerchio di luci e colori si alza per scoprire la band, il delirio è - ovviamente - inevitabile: il disco volante si trasforma in giradischi con tanto di tapis roulant. Non c'è spazio per i convenevoli, questa volta Renato sceglie di giocare subito la sua carta speciale: è "Il Jolly", anno di grazia 1981 ("Artide Antartide").
Sul fondale troneggia una semplice quanto suggestiva cascata di luci (un po' come nel video di "Speed Of Sound" dei Coldplay, per intenderci), il gruppo è esattamente al centro dello stage mentre ai lati sono sistemate due piccole scalinate speculari che ospitano un paio di dozzine di fortunatissimi fan scelti tra i Sorcini dello ZenZero Club.
L'istrionico Zero si muove tra i musicisti (che più tardi - al momento delle presentazioni - definirà "la mia famiglia") e i suoi adoratori maximi, rispettando la struttura scenica e concettuale che vede nella circolarità del viaggio il proprio senso vitale.
Non ci sono ballerini né sprechi scenografici troppo evidenti e pacchiani in questo 'Zero Movimento'. Sorprende soprattutto la presenza decisa dei musici - in altre occasioni 'zeriane' quasi perduti tra le pieghe della messinscena.
Renato resta il grande mattatore di un tempo: la voce sempre potente ed emozionante, il sorriso generoso e le ormai proverbiali moine danzereccie profuse a volontà per la gioia di tutti i presenti, grandi e piccini che siano. Il tempo è l'arma più efficace del Signor Fiacchini: questo borgataro ha trovato il modo di fermare le lancette dell'orologio, ha capito come evitare di strappare le pagine dei calendari. Si invecchia, certo: ma alla decadenza del corpo non corrisponde quella di un'opera sonora che non conosce barriere generazionali. La Lotta tra Bene e Male organizzata dentro e fuori la poetica dell'Artista, riesce a coinvolgere (nel bene e nel male, appunto) ogni individuo che sceglierà di mettersi di fronte alle argomentazioni del cantautore - perché Renato Zero è un cantastorie, uno tra i migliori che l'Italia della Musica Leggera abbia mai potuto vantare. Che spesso si spinga tra le reti della retorica, non deve sorprendere: in fondo, il gioco dell'ambiguità ha fatto parte del suo guardaroba molto (ma molto) prima che gli aspiranti transessuali e i cowboy gay fossero candidati all'Oscar.
Il Bianco e il Nero tornano anche in questo spettacolo, come in tutte le ultime produzioni destinate alle arene da concerto.
Se su "Fantasmi" è il candore a trasmettere la sensazione della mancata arresa alle relazioni finite, tocca all'anima scura incarnare il salto nei trent'anni trascorsi da "Motel": eppure, la speranza legata alla parola "Amore" viene sottolineata da una fragorosa esplosione di luci che illuminano a giorno il palasport. Un'espediente furbo, senz'altro... Ma vallo a spiegare a chi ha bisogno di trovare nello spazio di una canzone il senso a una vita intera!
Tra i monologhi che hanno inframezzato lo scorrere della setlist del suo debutto bresciano, non è mancata una piccola e gustosa parentesi politica che 'il Cittadino Fiacchini & l'Artista Zero' hanno dedicato ai "quattro deficienti analfabeti che ci governano dal 'transatlantico', un posto dentro un luogo chiamato 'Parlamamento Italiano' dove giocano a carte con la nostra esistenza." Che aggiungere? Per par condicio, è facile immaginare che il riferimento andasse a pescare sia a destra che a sinistra... Inoltre, è interessante notare come il recupero di un'altra pietra miliare del repertorio - "Fermo Posta" - serva da pretesto per sottolineare la bellezza della sessualità e per bacchettare i devianti...
Per dirla fuori dai denti: i pedofili.
Musicalmente, la scaletta dimostra - proprio con "Fermo Posta" - la miriade di frecce all'Arco di Zero, un patrimonio inestimabile di tesori da riscoprire come "Fortuna" (eseguita in catene), "Periferia", "Sogni Di Latta" e "Uomo, No".
Peccato che manchino le perle super-classiche: facciamo appello pubblico a Renato perché possa pacificarsi definitivamente con il suo passato per donarci sempre e comunque inni sacri come "La Favola Mia" e "Il Carrozzone".
Davvero, Caro Zero:
Lei andrebbe a vedere i Rolling Stones se non suonassero "(I Can't Get No) Satisfaction"? E Lou Reed senza "Sweet Jane"? Il Vasco orfano di "Albachiara"?
Zero Movimento Tour 2006
Scaletta Data Zero - Montichiari (Brescia), 10 Febbraio 2006
Il Jolly
Guai
Mentre Aspetto Che Ritorni
Voyeur
Magari
Fantasmi
Motel
Un Uomo Da Bruciare
A Braccia Aperte
L'Esempio
Fortuna
Nell'Angolo (duetto con Jasmine)
Mi Ameresti
Immi Ruah
Fermo Posta
Periferia
Mi Chiamo Aria
Più Su
Dammi (Jasmine)
Sogni Di Latta
Una Vita Fa
Resisti
D'Aria E Di Musica
Uomo, No
La Vita È Un Dono TAG: Vasco Rossi, Jasmine, The Rolling Stones, Lou Reed

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