Ambiente
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Le norme costituzionali
La Costituzione italiana non contiene una nozione di ambiente, mentre detta norme sulla tutela del paesaggio (art. 9 cost.) e sulla tutela della salute (art. 32 cost.) da intendersi anche come diritto ad un ambiente salubre. La Corte costituzionale ha peraltro ritenuto che l'ambiente rappresenti un valore fondamentale, oggetto di tutela costituzionale per effetto del combinato degli artt. 9 e 32 cost.
La competenza legislativa per la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema spetta in via esclusiva allo stato (art. 117, comma 2, lett. s), Cost.), anche se tale competenza interferisce con molte materie (tutela della salute, governo del territorio, valorizzazione dei beni ambientali, ecc.) che l'art. 117 comma 3 Cost. attribuisce alla competenza concorrente regionale, da esercitarsi, cioè, nel limite di principi fondamentali posti con legge statale.
Il protocollo di Kyoto
L'Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto attraverso la legge di ratifica del 1 giugno 2002, n. 120, in cui viene illustrato il relativo Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.
L'obiettivo di riduzione per l'Italia è pari al 6,5% rispetto ai livelli del 1990.
Tale obiettivo risulta abbastanza ambizioso, sia perché l'Italia è caratterizzata da una bassa intensità energetica, sia in funzione del fatto che dal 1990 ad oggi le emissioni italiane di gas serra sono già notevolmente aumentate e, senza l'applicazione di politiche e misure nazionali, sono destinate a crescere ancora.
Nel programma di implementazione nazionale il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica ha nel 2002 individuato gli interventi necessari nei diversi settori per ridurre le emissioni:
- l'attuazione dei programmi già previsti da leggi nazionali e direttive europee, nonché da decreti ministeriali, da delibere del CIPE, in materia di produzioni di energia, di riduzione dei consumi energetici, di smaltimento dei rifiuti, di miglioramento dell'efficienza nei trasporti;
- l'adozione di misure nel settore agricolo e forestale; esse comprendono programmi e iniziative per l'aumento e la migliore gestione delle aree forestali e boschive, il recupero di territori abbandonati, la protezione del territorio dai rischi di dissesto e desertificazione mediante progetti di afforestazione e riforestazione in grado di assorbire anidride carbonica;
- il monitoraggio delle iniziative avviate in Cina, nei paesi del nord Africa e nei Balcani, che possono generare crediti di emissione o di carbonio attraverso i meccanismi, c.d flessibili, di Clean Development Mechanism e Joint Implementation.
Tali meccanismi flessibili hanno un ruolo strategico per l'Italia, al fine di ridurre l'onere complessivo del rispetto del Protocollo di Kyoto e salvaguardare la competitività del nostro paese. Infatti, la maggior parte degli studi indicano che i costi di abbattimento nazionale delle emissioni di gas serra sono molto elevati per l'Italia. Questo è principalmente dovuto alle peculiarità dell'economia italiana, caratterizzata da una bassa intensità energetica e da una grande dispersione delle attività produttive. Una riduzione solo in ambito nazionale delle emissioni comporterebbe costi molto alti per il nostro paese. Pertanto, un ampio uso dei meccanismi flessibili, consente di ridurre - al di fuori del territorio nazionale e a costi ragionevoli - le emissioni di gas serra, limitando la necessità di adottare misure nazionali caratterizzate da livelli di costo maggiori.
In quest'ottica, a livello europeo è stata approvata la direttiva 2003/87/CE , recepita in Italia con decreto legislativo n. 216/2006, che istituisce un sistema di scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra all'interno dell'Unione Europea.
Fonti di energia rinnovabili
Per lungo tempo (fino a circa i primi anni '60) la produzione energetica italiana è stata in larga parte rinnovabile, grazie in particolare alle centrali idroelettriche dell'arco alpino e, in misura minore, dell'Appennino. Oggi tuttavia, a causa dell'accresciuta richiesta di energia, nonché al quasi esaurimento della possibilità di nuove grandi installazioni idroelettriche, le rinnovabili rappresentano solo quote marginali della produzione.
Nel 2006 l'Italia ha prodotto da fonti rinnovabili circa il 14,5% del totale di energia elettrica richiesta, con il 10,7% proveniente da fonte idroelettrica e la restante parte data dalla somma di geotermico, eolico e combustione di biomassa o rifiuti. Con tali valori, l'Italia risulta essere il quarto produttore di elettricità da fonti rinnovabili nell'UE, seppur ancora lontana dagli obiettivi comunitari previsti, che prevedono la produzione del 22% di energia richiesta da fonte rinnovabile entro il 2010.
È da notare, tuttavia, che negli ultimi anni la produzione rinnovabile italiana è cresciuta molto poco o si è mantenuta pressoché stabile.
In vista del raggiungimento degli obiettivi comunitari ed internazionali, il 6 dicembre 2007 è stata istituita presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare una Task-Force con il compito di dare impulso all'attività di ricerca e sviluppo industriale nel settore delle energie rinnovabili.
Per incentivare il risparmio energetico, nonché l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile da parte dei singoli è stata poi prevista la possibilità di detrarre fino al 55% le spese sostenute per la riqualificazione energetica di edifici esistenti, nonché per l'installazione di pannelli solari e caldaie a condensazione.
Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici è poi da segnalare che, oltre ai predetti sgravi fiscali per l'installazione, sono stati introdotti ulteriori incentivi statali che permettono di vendere alla rete elettrica nazionale l'energia prodotta in eccesso rispetto al proprio fabbisogno dal proprio impianto.
Centrali nucleari
Nel novembre 1987, in occasione del cosiddetto referendum "sul nucleare", il "SI" dell'80% degli elettori stabilì una sospensione temporanea alla costruzione di nuove strutture e portò alla chiusura di tre centrali funzionanti, di cui due erano già nella fase finale del ciclo di vita (25-30 anni).
Ma il tema del nucleare è destinato a tornare al centro del dibattito pubblico data l'intenzione preannunciata dal Governo di riaprire la strada al nucleare in Italia. Gli obbiettivi dichiarati sono iniziare la costruzione di nuove centrali nucleari entro 5 anni, per raggiungere tra 20 anni un mix energetico composto al 25% di nucleare, al 25% di rinnovabili e al 50% di combustibili fossili.