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La nuova università: un'esperienza da vivere
Qualità, conoscenza, mobilità. Lo studente al centro dei servizi universitari.

Progetto di legge di iniziativa popolare, ai sensi dell'articolo 71 della Costituzione, redatto e proposto dal Gruppo di lavoro istituito presso la Scuola di Specializzazione di Studi sull'Amministrazione Pubblica dell'Università di Bologna, con la collaborazione di altri Gruppi di ricerca istituiti presso l'Università IUAV di Venezia, il Politecnico di Milano e l'Università di Trento (Coordinamento: prof. Marco Cammelli) e con la collaborazione del gruppo di lavoro costituito presso l'Università di Cagliari (Coordinamento: prof. Gianmario Demuro)

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RELAZIONE INTRODUTTIVA.

Che il prodotto formativo, oggi, offerto dalle istituzioni dell'istruzione universitaria sia in alcuni casi qualitativamente a livelli non in linea con gli standards europei o internazionali è affermazione quasi scontata.

Sono numerose le cause alle quali appare possibile ricondurre i problemi denunciati. Per ricordarne qualcuna: mancanza di processi di valutazione; scarso coordinamento dell'offerta didattica; assenza di dati completi e globali sulla capacità delle singole istituzioni di generare persone in grado di affrontare il successivo livello formativo o il mondo del lavoro; e così via.

Non è certo tale iniziativa la sede per affrontare in maniera generale il problema della qualità dell'istruzione italiana e provare a risolverlo complessivamente. Ciò non toglie, però, che si possano introdurre misure che si muovono proprio in questa direzione.


Al centro dell'intervento immaginato è stato posto lo studente ed il suo diritto di vivere appieno l'esperienza universitaria.

Scopo del progetto di legge è quello di far in modo che le Università si occupino dello studente non solo quando deve fare gli esami o pagare le tasse, ma garantiscano anche attività aggiuntive dirette a migliorare le condizioni di vita universitaria. Non solo. Si vuole anche, con tale intervento legislativo, caratterizzare sempre di più l'Università italiana non più come "esamificio", ma come "luogo di occasioni", dove maturare esperienze formative e non idonee ad arricchire il bagaglio culturale e professionale degli studenti.

E' evidente l'effetto che con tali processi si vuole determinare sul sistema universitario italiano: gli studenti cominceranno a scegliere la sede universitaria anche sulla base della capacità del singolo ateneo di assicurare, oltre ad una offerta formativa di qualità, valide condizioni di vita universitaria, numerosi servizi aggiuntivi e occasioni di svolgere altre esperienze, con conseguente messa in concorrenza delle Università, le quali saranno spinte a migliorare le prestazioni offerte e la propria capacità attrattiva degli studenti.

Sono queste le finalità che il progetto di legge persegue, nel rispetto comunque dell'autonomia costituzionalmente riconosciuta alle Università e alle sfere di competenza che in materia spettano alle altre istanze istituzionali italiane, in primis alle Regioni (articoli 1 e 2).


In tale prospettiva, l'intero progetto di legge si propone di elevare il livello qualitativo e diversificare la gamma dei servizi proposti agli studenti (articolo 3), in una parola, di migliorare le condizioni della vita studentesca, sul presupposto che gli studenti universitari rappresentino una delle componenti essenziali della nostra società, da guardare – e salvaguardare – come un bene in sé, dal cui futuro dipende il futuro dell'intera nostra società. La realizzazione di questo obiettivo è affidata, in primis, ad uno strumento di natura essenziale per qualsiasi amministrazione che eroghi prevalentemente prestazioni, ed ampiamente diffuso in molti altri settori, al fine di rendere più trasparente il funzionamento e le prestazioni che il sistema universitario italiano assicura. Ci si riferisce alla Carta dei servizi universitari (articolo 4): un documento realizzato con la partecipazione degli studenti, e destinato a garantire la conoscenza, ma anche l'effettiva fruibilità dei servizi aggiuntivi rispetto all'offerta formativa e didattica, spesso essenziali per garantire agli studenti una qualità di vita idonea all'impegno nello studio.

E' noto che tra le critiche al sistema delle carte dei servizi vi sia quella di una assenza di controllo sulla loro effettiva attuazione, l'assenza di una possibilità di valutazione esterna, la scarsa pubblicizzazione, l'assenza di garanzia sulla qualità dei servizi e, infine, la mancata obbligatorietà. Il testo proposto tenta di risolvere questi problemi, fornendo una soluzione che coniuga partecipazione studentesca, controllo diffuso e sistema sanzionatorio, nel pieno rispetto dell'autonomia universitaria. Senza, quindi, soluzioni calate dall'altro, ma scommettendo sulla capacità delle singole università di auto-riformarsi e di trovare le necessarie sinergie con gli altri attori del sistema (enti locali, regioni, amministrazione statale, società civile) per elevare il livello quali-quantitativo dei propri servizi.

Attraverso la diffusione della carta dei servizi, si intende, inoltre, realizzare altri due risultati importantissimi: consentire agli studenti una idonea conoscenza della complessiva offerta universitaria e mettere in competizione le università, indirizzandole verso il miglioramento dei propri standards di servizio, a vantaggio degli studenti.


Accanto al miglioramento qualitativo dei servizi che si attende dall'introduzione delle Carte, si propongono anche nuove specifiche misure a favore degli studenti universitari, che vengono incontro alle loro esigenze primarie (trovare un idoneo alloggio e procurarsi gli strumenti per lo studio).

Riguardo al primo punto, il problema si presenta sotto varie angolature, e non vi è dubbio che dovrà essere affrontato anche per quanto riguarda la costruzione di nuovi alloggi, senza dimenticare peraltro la necessità, tragicamente evidenziata dai recenti fatti d'Abruzzo, di curare la messa a norma e la manutenzione delle strutture già in essere. Il progetto di legge sceglie tuttavia di delineare un intervento più immediato e flessibile, basato sugli incentivi ai proprietari che concedono in locazione i propri immobili a studenti universitari. Si tratta di agevolazioni fiscali già oggi previste, ma che vengono ampliate sia per quanto riguarda la platea delle situazioni interessate, sia in relazione alla certezza o all'entità del beneficio (articolo 5).

Per quanto riguarda il secondo punto, sono a tutti noti i costi sempre più gravosi posti a carico degli studenti universitari per l'acquisto dei libri e dei manuali; libri che spesso durano il tempo di una stagione, e che non possono essere aggiornati per la rigidità del mezzo cartaceo. Allo stesso tempo, nonostante alcune esperienze pioneristiche, la diffusione di testi universitari in formato elettronico sconta ancora un certo ritardo; conseguenza, questa, anche della sussistenza di alcuni fattori strutturali quali, ad esempio, il cd. digital divide, ma anche la reale convenienza economica per gli operatori del settore. La scommessa è quella di puntare sulla capacità delle Università di giungere ad accordi con le case editrici, per favorire la circolazione di testi e manuali in formato elettronico ad un prezzo agevolato per i propri studenti (articolo 6).


Un'altra esigenza primaria alla cui soddisfazione mira il progetto di legge è quella di consentire a tutti gli iscritti all'Università di conciliare il tempo dello studio con il tempo dedicato al lavoro o ad altre attività formative, valorizzando la figura – già in parte nota al nostro legislatore ma scarsamente diffusa – dello studente "a tempo parziale" (articolo 7).

Le più recenti indagini statisiche mostrano che un numero crescente di studenti non è in grado a dedicarsi a tempo pieno agli studi universitari. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di studenti che svolgono contemporaneamente un'attività lavorativa e che proviene dalle fasce sociali più deboli (famiglie monoreddito, con genitori impiegati nelle fabbriche, ecc.), per cui in molti casi il lavoro non è una scelta, ma una necessità per garantirsi il completamento degli studi. In un minore numero di casi, si tratta inoltre di studenti con problemi di salute.

Costoro incontrano enormi difficoltà a completare nei tempi previsti il corso di studi, in quanto il carico didattico, tarato su studenti in grado di impegnarsi a tempo pieno, risulta sproporzionato rispetto alle risorse intellettuali e fisiche che possono mettere in campo e sono costretti a sobbarcarsi per un tempo più lungo gli oneri economici che derivano dalla necessità di completare gli studi, entrando in un circolo vizioso difficile da spezzare.

Tenendo conto di tutti questi aspetti, si propone che lo studente che si trovi in tali condizioni (ed in altre eventualmente individuate da ciascuna università, nell'ambito della propria autonomia normativa) possa concordare con l'Università di appartenenza il numero massimo dei crediti formativi che si impegna a conseguire annualmente, ottenendo una corrispondente riduzione delle tasse universitarie: il tutto, senza che sia modificata la durata legale del titolo di studio (che resta, dunque, ad esempio, laurea triennale o specialistica anche se lo studente ha concordato di terminarla in un numero maggiore di anni). Al contempo, si richiede alle Università uno sforzo organizzativo per agevolare la frequenza agli insegnamenti e alle altre attività didattiche degli studenti a tempo parziale e per facilitare il loro percorso di apprendimento; sforzo che darà compensato dalla possibilità, per ciascuna università, di conoscere preventivamente il numero effettivo di studenti "in corso" e di poter programmare di conseguenza le proprie attività.


L'altro fondamentale obiettivo perseguito dal disegno di legge è quello di facilitare ed accrescere la mobilità studentesca, sul presupposto che la mobilità rappresenti uno dei pilastri necessari a rendere effettivo il diritto dello studente alla scelta del proprio percorso formativo individuale. Mobilità significa movimento in differenti direzioni: passaggio da un livello formativo ad un altro, spostamento da o verso l'estero ma anche migrazione entro i confini nazionali.

L'obiettivo delle misure proposte non è quindi solo quello di accrescere l'internazionalizzazione delle Università, invogliando gli studenti stranieri a compiere il proprio percorso di studi in Italia e individuando nuovi strumenti di supporto (oltre a quelli già esistenti) per gli studenti italiani che si rechino all'estero; ma anche quello favorire (e non, invece, limitare) il fenomeno degli studenti "fuori sede", consentendo agli studenti di superare i rigidi confini territoriali della propria città (o della propria regione) per seguire le proprie aspirazioni e interessi, facendo sì che l'eventuale scelta dell'Università "sotto casa" rappresenti una scelta volontaria e non, invece, una necessità.

Quanto al primo aspetto – la mobilità dall'estero – occorre ricordare che l'internazionalizzazione delle Università non costituisce solo un obbligo derivante dal necessario rispetto del diritto comunitario, ma anche una opportunità di miglioramento per le Università italiane, perché innesca automaticamente una forte competitività (le "migliori" Università attirano più studenti da altri paesi; una significativa quota di studenti stranieri presenti nell'Università ne aumenta il tasso di internazionalizzazione e la rende di maggiore qualità anche per effetto dell'attribuzione, in prospettiva, di finanziamenti superiori) (articolo 9).

Quanto alla mobilità internazionale dei nostri studenti, non è necessario dilungarsi sull'utilità di incentivare tali forme di mobilità ai fini della specializzazione e qualificazione dei curricula, ormai imprescindibile, in un quadro così critico per l'economia, nella ricerca di un posto di lavoro qualificato.

In ogni caso, sia "in entrata" che "in uscita" la mobilità internazionale presenta problematiche comuni, che il progetto di legge mira a risolvere predisponendo una articolata e diversificata gamma di servizi di supporto - ulteriori ed innovativi rispetto a quelli già previsti dal vigente quadro normativo – per entrambe le categorie di studenti. Così, ad esempio, per gli studenti stranieri si affida alle Università l'istituzione di servizi di tutorato dedicati, ma anche la possibilità di facilitare l'ottenimento dei documenti necessari per il soggiorno, attraverso la collaborazione con le amministrazioni statali competenti. Per gli studenti italiani all'estero, si prevede la possibilità di coinvolgere nelle attività di supporto gli Istituti italiani di cultura, presenti in moltissimi paesi (articolo 10).

Ma la mobilità, si è detto, comincia all'interno dei confini nazionali. Non ha senso parlare di integrazione se essa non parte dal superamento degli invisibili confini che tuttora dividono il nostro territorio nazionale e che sono da tutti considerati il primo fattore di rallentamento del suo sviluppo economico e sociale. Per questo motivo, si propone di rivedere l'attuale sistema di finanziamento delle Università ripartendo una quota percentuale dei fondi ordinari di finanziamento non solo in base alla tipologia ed alla qualità dei servizi aggiuntivi all'offerta formativa e didattica, ed alla capacità delle singole Università di attrarre studenti stranieri, ma anche in base al numero degli studenti "fuori sede" presenti in ogni Università (articolo 8). Di ques'ultimo criterio, in particolare, dovrà tener conto anche la nuova disciplina dei criteri di ripartizione dei fondi destinati all'edilizia universitaria.